"Questo è il mio punto: è la squadra che deve segnare, non tu". Thierry Henry ha riassunto così la serata da dimenticare di Cristiano Ronaldo nel pareggio del Portogallo contro il Congo al via dei Mondiali di Usa-Canada-Messico per i lusitani.
Un giudizio severo, ma che fotografa bene una partita in cui il fuoriclasse portoghese è apparso lontanissimo dai livelli che lo hanno reso uno dei più grandi di sempre. L'1-1 finale ha rappresentato una delle prime sorprese del via del torneo assieme alla Spagna (fermata da Capo Verde). Dopo il vantaggio firmato da Joao Neves, i lusitani hanno smesso di spingere con continuità e hanno lasciato campo e fiducia agli africani, capaci di trovare il meritato pareggio con Wissa. E in una serata complicata per tutta la squadra, Ronaldo non è riuscito a lasciare il segno.
I numeri raccontano una gara quasi anonima: nessun tiro in porta, pochissimi palloni giocati e una presenza offensiva mai realmente pericolosa. A 41 anni il capitano continua a segnare con continuità in Arabia Saudita, ma contro una difesa organizzata e avversari molto più giovani ha mostrato evidenti difficoltà nel creare occasioni. Nel dopo-partita Henry, opinionista per Fox Sports, ha puntato il dito soprattutto su un episodio del secondo tempo. Un'azione nata da un'iniziativa di Francisco Conceiçao sulla destra e conclusa con una giocata che, secondo l'ex attaccante francese, ha finito per penalizzare il Portogallo: "Conceiçao sta per ricevere il pallone. Cristiano Ronaldo si è trovato in quella situazione tantissime volte. Se fai quella corsa lì, costringi il difensore a prendere una decisione e a occupare la zona dei sei metri. Ma siccome lui vuole segnare a tutti i costi, si infila proprio sulla traiettoria del passaggio verso Bruno Fernandes".
Poi l'affondo finale: "Se invece fosse entrato in quell'area dei sei metri, il difensore sarebbe stato costretto a seguirlo. E a quel punto sarebbe stato un tap-in facile per Bruno Fernandes. Questo è il mio punto, è la squadra che deve segnare, non tu”. Parole dure, quelle pronunciate dall’ex Arsenal e Barcellona, che alimentano il dibattito attorno a un CR7 sempre più simbolo del Portogallo, ma sempre meno decisivo nelle grandi competizioni. E il dato che pesa è uno: nei grandi tornei con la nazionale il digiuno continua.
Really good analysis from Henry. This is the Ronaldo issue right now.
— Marc Geschwind (@MarcGeschwind) June 17, 2026
He's playing as a 9, but he's never been a 9 and he's not acting as a 9. Not giving Portugal those traits and it hurt them today. pic.twitter.com/yjSaOK2J5J