I cappellini di Jannik Sinner ormai spuntano ovunque. Non solo nei circoli tennis, ma anche sui campi da calcio, nelle scuole e tra bambini che fino a pochi anni fa avrebbero faticato a nominare un tennista italiano. È uno dei segnali più evidenti della rivoluzione vissuta dal tennis azzurro, un fenomeno che Giulia Gatto-Monticone osserva da una posizione privilegiata: ex professionista, oggi commentatrice tecnica di Eurosport e fresca campionessa mondiale over-35.
Proprio parlando dell'effetto generato da Sinner, l'ex tennista racconta un episodio che rende bene l'idea di quanto sia cambiata la percezione di questo sport nel nostro Paese: "Nel nostro circolo di Torino, la Sisport, ci sono tantissimi sport, compresa la scuola calcio. Un giorno sono rimasta davvero sconvolta nel vedere i piccoli calciatori con il cappellino di Sinner. Mi sono detta: 'È cambiato il mondo'". Un'immagine che, secondo lei, racconta meglio di qualsiasi statistica il boom del tennis italiano: "Oggi senti parlare ovunque di Sinner, Cobolli, Arnaldi, Berrettini, Paolini. Vai al bar e ormai sono tutti esperti di tennis".
Un movimento che continua a produrre risultati anche quando i suoi protagonisti più attesi si fermano. E il caso di Sinner al Roland Garros ne è la dimostrazione. Per la prima volta dopo mesi il numero uno del mondo ha mostrato un lato più fragile, costretto a fare i conti con un problema fisico che ha sorpreso addetti ai lavori e tifosi: "C'è stato questo malessere fisico. Abbiamo visto che in questi giorni è andato a Milano per effettuare un check-up completo e speriamo davvero che non ci sia nulla di serio — spiega Gatto-Monticone —. All’inizio pensavamo tutti a un problema muscolare, perché sembrava non andare sulla palla. Poi, quando ha chiamato il medico, abbiamo capito che probabilmente si trattava di un malore".
Per l'ex azzurra quell'episodio ha avuto anche un valore simbolico. "Secondo me questo episodio rende ancora più umano quello che spesso consideriamo un robot. Veniva da 31 vittorie consecutive, non perdeva da febbraio e aveva già conquistato gli Australian Open”. Una riflessione che prosegue guardando oltre il semplice risultato: "Era fisiologico che, prima o poi, arrivasse un momento di difficoltà. Non perché qualcuno lo aspettasse, ma perché umanamente e fisicamente nessuno può mantenere quel livello all'infinito". E ancora: "Quando sei avanti 5-1 nel terzo set pensi di stringere i denti e chiudere, ma se senti le gambe molli e non hai più energie diventa impossibile".
Secondo Gatto-Monticone il tennis italiano vive però una fase straordinaria proprio perché non dipende più da un solo campione: "Sinner non sta bene a Parigi, Musetti si ferma a Roma, ma ci ritroviamo comunque Berrettini, Cobolli e Arnaldi protagonisti. Sembra quasi che, quando uno si ferma, ci sia sempre qualcun altro pronto a raccoglierne l’eredità”. Un concetto che sintetizza il momento d'oro azzurro: "Io faccio sempre una battuta — conclude — i ragazzi italiani ormai ci abitano troppo bene lassù". E guardando i risultati degli ultimi mesi, viene difficile darle torto.