Giovanni Malagò... malagheggia. Cioè fa ciò per cui è stato candidato dalla serie A ed eletto a presidente federale: il politico che non si ferma di fronte a un “no”, che lavora ai fianchi degli uomini scelti per il nuovo corso, che sa condurre una trattativa, che convince perfino gli scettici a seguirlo. Un altro presidente, ricevuto un “no” da Paolo Maldini, avrebbe fatto spallucce, magari offendendosi (nell’intimo) per il due di picche. E avrebbe contattato il piano B o C o D e chiuso il contratto prima che la pressione mediatica diventasse insopportabile. Malagò, invece, questa pressione la sa gestire, ci sta comodo dentro, sembra perfino goderne. È lui a dettare i tempi in modo tale che non lo facciano gli altri («Entro una settimana avremo direttore tecnico e ct», ha dichiarato al termine del suo primo Consiglio federale da presidente della Figc) ed è sempre lui a suggerire che c’è un nome preferito e che si sta cercando di convincerlo: «Non so dirvi se sono vicinissimo o molto lontano, ci lavoro tanto. Ho letto diversi nomi, uno in particolare (Maldini appunto, ndr). Non posso smentire né confermare, anche per correttezza verso le possibili alternative» che sono Claudio Ranieri, Demetrio Albertini, Alessandro Costacurta e Gianluigi Buffon. Fino a poco tempo fa capitava spesso che il presidente della Federcalcio andasse sulle alternative, ricevendo rifiuti dalle prime scelte. È accaduto con Gattuso, caso più recente, che si è seduto sulla panchina azzurra solo perché prima Claudio Ranieri l’aveva negata, preferendo il suo impegno con la Roma. Così, nel tempo, la federazione e la Nazionale sono diventate seconde scelte per i top manager o allenatori. Un onore, certo, ma solo a parole, una volta ingaggiati. Malagò non ha ancora fatto nulla di concreto, ma sta andando sulle prime scelte: Maldini e Conte. L’uno come direttore tecnico, l’altro come commissario tecnico, ruolo che ha già ricoperto con buoni risultati oltre un decennio fa. E lo sta facendo senza farsi demoralizzare dalle difficoltà che per Maldini sono il progetto, il perimetro di azione, le responsabilità e per Conte banalmente i soldi.
FIDUCIA
La fiducia cresce verso questi due candidati ed è indicativa della nuova aria che si respira. Secondo molti, Malagò, essendo un personaggio già noto nello sport, era una ministra riscaldata. Invece ha una caratteristica precisa rispetto ai predecessori: arriva da fuori. Non era già nel calcio. E questo in automatico dà peso politico al calcio nei salotti dello sport e della politica. Questo, abbinato alla perseveranza su Maldini e Conte, ha già ridato la parvenza di essere una prima scelta alla Federcalcio e alla Nazionale. L’altra differenza con il passato è che Malagò è stato candidato dalla serie A. La Lega più importante da ogni punto di vista, tranne che nella percentuale di voti per l’elezione del presidente. Ma tant’è, il problema è stato finalmente superato. E infatti il presidente della Lega di A, Simonelli, è stato eletto vicepresidente vicario di Malagò. Intanto «la Lega di A ha espresso il suo interesse a fornire una forma di sostegno e di supporto - ha spiegato Malagò, in merito all’ingaggio di dt e ct -. Il budget, lo sapete, non consente voli pindarici».
Insomma l’impressione è che al budget da 2,5 milioni per l’ingaggio del ct, la serie A possa aiutare con un milione, uno e mezzo, perché anche al campionato farebbe bene il ritorno di immagine di un’Italia nuovamente competitiva a livello internazionale. Questa proposta di finanziamento verrà discussa nell’Assemblea di Lega il 23 luglio, anche se Malagò vorrebbe chiudere la partita prima. «Ho apprezzato la disponibilità sia a livello politico che sportivo. Mi sembrano consapevoli della delicatezza del momento. Bisogna ricreare amore intorno alla Nazionale, ci vuole un effetto trascinamento». E questo effetto lo trovi soltanto prendendo i migliori su piazza, Maldini e Conte, a patto che quest’ultimo accetti un quadriennio e non solo un biennio. Ecco perché anche l’accoppiata Maldini-Mancini rimane sul tavolo. In entrambi i casi va trovata anche condivisione sul progetto, ecco perché Malagò vuole chiudere prima il direttore tecnico e soltanto dopo il ct. Un paio di giorni, tanto si è preso Maldini per dare una risposta definitiva al presidente. Si aspetta la prima scelta. Non in eterno, ma con fiducia. E questo è già un cambiamento da parte di Malagò: l’Italia chiamò, e qualcuno rispose.




