La vittoria c’è, ma Luciano Spalletti non fa sconti. Dopo il successo di misura della Juventus sul campo del Frosinone, l’allenatore bianconero sceglie la via della chiarezza e manda messaggi molto precisi alla squadra, senza risparmiare nemmeno i singoli. Il primo riguarda l’atteggiamento: "Se riesci a liberarti da queste mini galere, da questi uno contro uno, due contro due, poi c’è la libertà. Dipende se vuoi essere libero o se vuoi essere prigioniero sempre”.
Un concetto che Spalletti vede applicato male soprattutto nel finale, quando la Juventus ha smesso di essere padrona della partita e ha rischiato di farsi raggiungere. Il Frosinone, definito dal tecnico "una squadra forte", ha costretto i bianconeri a giocare molti duelli individuali. Ma proprio lì, secondo Spalletti, la squadra deve imparare a non complicarsi la vita: "Noi in alcuni momenti si vuol diventare prigionieri anche quando siamo liberi”.
Serie A, alla Juve serve Bremer per piegare il Frosinone: 1 a 0 per i bianconeri
Un gol nel primo tempo di Bremer basta alla Juventus per regolare il neopromosso Frosinone, nella prima giornata di Seri...Poi arriva Kolo Muani, e il tono si fa ancora più diretto. Il francese si è dato da fare, ma non ha trovato il guizzo decisivo. Spalletti ricorda l’investimento e la fiducia riposta nell’attaccante: "Kolo Muani ce lo siamo andati a prendere, ce lo siamo coccolato". Ma subito dopo arriva la stoccata: "Lui si deve rendere conto che è due anni che non gioca e, se è due anni che non gioca, un motivo ci sarà”.
Il tecnico riconosce le qualità del centravanti: "Sa tenere palla, sa andare nello spazio, è forte fisicamente". Ma non basta. "Queste qui sono partite dove lui bisogna che porti a casa dei gol", avverte Spalletti, sottolineando come gli spazi concessi dal Frosinone fossero ideali per un attaccante con le sue caratteristiche. Infine, la conferma che la Juventus cerca un'altra soluzione offensiva: "Ci sono delle partite che si giocano negli ultimi venti minuti in cui ci vuole qualcosa di diverso". Insomma, vincere non basta: la Juve deve imparare a non diventare prigioniera delle proprie paure.




