"La linea del Var l’ho sbagliata, ora sono dentro un incubo. E Marotta, vi giuro, non l’ho mai sentito”. Gianluca Rocchi torna a parlare dopo 129 giorni che gli hanno cambiato la vita. L’ex designatore arbitrale è finito al centro dell’inchiesta della Procura di Milano sui presunti condizionamenti delle designazioni, un terremoto che lo ha portato ad autosospendersi e a vivere mesi difficili, tra accuse, sospetti e un futuro ancora da decifrare. "Mi è esplosa una bomba nella vita - le sue parole in un’intervista al Corriere dello Sport - Mi sono chiesto cinquanta volte: perché a me? Cosa ho combinato? Ho letto e ascoltato di tutto, ero diventato il mostro. Ma mostro perché?”.
L’ex fischietto e capo Aia descrive quei mesi come "una bolla" dalla quale ancora fatica a uscire. "Ho scelto una vita e un ruolo basati su valori come l’onestà e la rettitudine e, all’improvviso, mi hanno trasformato in una specie di mezzo delinquente”. A pesare è stato anche il vuoto lasciato da un incarico che assorbiva ogni energia. "Quando passi da impegni di 24 ore, perché il designatore non stacca mai, al nulla cosmico, quello che avevi rincorso per anni diventa improvvisamente un disagio. La mattina vorresti quasi non svegliarti per non dover inseguire qualcosa da fare". Da qui la decisione di autosospendersi: "Penso che lo rifarei. Avevo delle responsabilità nei confronti dei ragazzi e volevo che finissero la stagione senza pressioni supplementari".
Rocchi respinge poi con decisione qualsiasi rapporto con dirigenti di club e, in particolare, con Beppe Marotta: "Mai sentito, così come non ho mai avuto né cercato rapporti con altri dirigenti. Ho sempre deciso in totale autonomia e non ho mai favorito o maltrattato una squadra". Sulle cosiddette "bussate", invece, preferisce attendere gli sviluppi giudiziari: "C’è ancora un procedimento in corso e ho rispetto del magistrato che se ne sta occupando. Ci sarà tempo per chiarire pubblicamente anche questo punto".
L’ex arbitro ammette però i propri errori. "La linea del Var l’ho toppata. Ho trasmesso un messaggio sbagliato, ovvero meglio più Var che meno. Anche nella comunicazione è stato un grosso errore". Nessuna ammissione, invece, sulle presunte congiure interne all’Aia: "Ho letto e sentito tante cose, ma non ci ho mai voluto credere. Posso avere amici e nemici, ma non voglio costruire la mia vita su questi pensieri”. E su Marotta nessun contatto: “Mai, così come non ho mai avuto, né cercato rapporti con altri dirigenti. Per questo avevo inserito la figura del referee manager, un professionista addetto ai club. Penso che lo conservino anche quest’anno”. Ora guarda avanti, senza parlare di vendette né di rivincite. "Non devo saldare alcun conto. Non inseguo rivincite, solo giustizia". E sul futuro, compresa l’ipotesi di una candidatura alla presidenza dell’Aia, mantiene prudenza: "Non s’è ancora chiuso tutto. Io ho bisogno di riprendermi la vita e di rientrare nel mondo al quale appartengo dalla fine degli anni Ottanta. Sto valutando alcune situazioni”.