Da una parte c’è Lionel Messi che dice addio all’Argentina in modo “Monumental” tra doni, tributi sinceri e affetto carnale. Dall’altra parte, a un oceano di distanza, c’è il buio di una stanza in cui Cristiano Ronaldo (lo immaginiamo così) scrive il suo sommo capriccio, pubblicandolo - tu guarda - proprio poche ore prima della partita di addio alla Nazionale di Messi. L’argentino si mostra come un uomo perfettamente centrato all’interno della propria dimensione, pacificato con il tempo che passa, circondato da un ecosistema umano che lo ha prima respinto e poi amato per ciò che ha dato e per come ha scelto di congedarsi. Il portoghese si mostra come un bambino di 41 anni che va su tutte le furie perché Jorge Jesus ha osato negargli una mezz’ora di partita.
Differenze. Messi porta a casa doni veri dalla notte di Buenos Aires, non tanto la statuetta dei giocatori del Benin o i cartellini offerti dall’arbitro, quanto i ricordi della gente attorno a lui, degli abbracci di compagni, amici e parenti, delle lacrime di una squadra, una città, un Paese e addirittura un mondo intero. Ronaldo a casa è e lì probabilmente vi rimarrà, solo con sé stesso, esattamente nella condizione che temeva di più. D’altronde la pretesa folle di imporre al ct Jorge Jesus un copione di scuse pubbliche, in cui si pretendeva nero su bianco che venisse paragonato a figure del calibro di Pelé o Maradona, non poteva che allontanare ulteriormente Jesus stesso e, di riflesso, la squadra e quella parte di Paese che guarda le partite e sa benissimo che Ronaldo non è più utile alla causa.
La rivedibile (eufemismo) Federcalcio portoghese, intanto, prova invano a mediare. Di fronte all’epistola rancorosa del suo ex capitano Jorge Jesus ieri ha opposto la più spietata delle reazioni: l’indifferenza. «Ho letto il comunicato. E ora, come faccio ogni giorno, vado in Federazione per lavorare, per pensare alla squadra. Non ho altro da aggiungere», ha tagliato corto ai cronisti che lo aspettavano sotto casa. La concretezza del lavoro quotidiano contro l’ego ipertrofico della star.
Mentre Ronaldo nel suo sproloquio pretende «una o più partite d’addio», un tour celebrativo che annacqua il poco di leggenda che rimane, Messi se ne fa bastare una, unica, assoluta. L’uno piange di capricci, l’altro piange di emozioni. L’uno cerca disperatamente di farsi rimpiangere, l’altro è già rimpianto.