Le grandi città italiane sono sempre più insicure, la colpa va agli amministratori locali o, più in generale, a un governo incapace di garantire la sicurezza? È la domanda sul tavolo di 4 di Sera, programma di approfondimento di Rete4 condotto da Paolo Del Debbio. E si torna a parlare dell’uccisione di Abderrahim Mansouri, giovane di 28 anni, caduto sotto i colpi di un agente di polizia durante un controllo antidroga nel quartiere di Rogoredo, a Milano. Il ragazzo avrebbe puntato una pistola contro gli agenti e la risposta gli è stata fatale.
In studio c’è Gianluigi Paragone, che difende l’azione del poliziotto: “Forse sarebbe stato il caso di cercare di non avviare una procedura nei confronti del poliziotto, per quanto sia sempre a tutela della persona. Questo per dare un messaggio che è un messaggio non politico, nel senso di adesione a un partito o a un governo, ma è politico nel senso di sociale. Un agente delle forze dell'ordine, in un tempo assolutamente ristretto, ha difeso l'esercizio della forza pubblica in un luogo dove o controlli il territorio, essendo forza pubblica, essendo lo Stato, oppure vince l'anti-Stato, perché è il motivo per cui quel ragazzo è andato con un'arma, non è un'arma giocattolo. È un'arma finta, è differente, è andato lì perché lui doveva difendere il territorio dalle forze dell'ordine, perché quello è il suo luogo, in cui il business genera e si consuma”.
"Parlare di omicidio volontario per il poliziotto - sottolinea Luca Capalbo, dirigente di FSP - Polizia di Stato - equivale a dire che sia uscito di casa con l'intento di andare al parchetto e uccidere. È una spersonalizzazione del lavoro quotidiano degli agenti". Una eventuale condanna, ricorda il sindacalista, prevede una pena che va da un minimo di 21 anni di reclusione fino all'ergastolo: "Iscrivere nel registro degli indagati è un atto a tutela del collega, è vero, ma non deve diventare neanche un automatismo per cui si risponde per un capo d'imputazione che è grave".
Su X pareri discordanti, c’è chi ritiene che l’inchiesta, in ogni caso, vada fatta e scrive: “Veramente preferite uno Stato nel quale un tutore dell’ordine può ammazzare la gente senza finire sotto inchiesta? Sono convinto che la posizione del carabiniere sarà archiviata come legittima difesa. Ma l’inchiesta è giusta”. L’agente che ha esploso il colpo fatale, infatti, è ora indagato per omicidio volontario, mentre le indagini – tra perizie balistiche, autopsia e analisi delle immagini – cercano di chiarire la dinamica dei fatti.
"Parlare di omicidio volontario per il poliziotto equivale a dire che sia uscito di casa con l’intento di andare al parchetto e uccidere. È una spersonalizzazione del lavoro quotidiano degli agenti."
— 4 di sera (@4disera) January 28, 2026
Luca Capalbo, ospite in studio a #4disera pic.twitter.com/iWJ8msmfcE