Sessantamila firme per la remigrazione in poco più di 24 ore. Un risultato straordinario, non c’è che dire. Un risultato, però, che non sarebbe stato possibile senza l’impegno di tutta la sinistra italiana, dal Partito democratico ad Avs, dal Movimento Cinque Stelle agli immancabili partigiani (autoproclamati) dell’Anpi. La loro grottesca piazzata di venerdì, con l’occupazione della sala stampa della Camera e la conseguente cancellazione della prevista iniziativa sulla remigrazione, ha dato un’enorme e insperata pubblicità alla legge di iniziativa popolare presentata da un comitato di cui fanno parte anche esponenti di CasaPound e della Rete dei patrioti. La conseguenza, come detto, è stata che decine di migliaia di persone sono corse a sottoscrivere la proposta, che ha raggiunto in poche ore le firme necessarie per poter approdare in Parlamento. Complimenti vivissimi ai compagni, quindi. Una volta si parlava di “utili idioti”...
Oltre alla ridicola sceneggiata di Montecitorio, si sono come di consueto rivelati un clamoroso boomerang anche i toni apocalittici usati dai progressisti. A proposito della proposta sulla remigrazione, democratici e soci hanno parlato di «nazismo», di «deportazioni» e di «razzismo». Qualcuno ha pure citato espressamente i campi di concentramento. Ma è davvero così? La proposta di legge in questione vuole reintrodurre lager e camere a gas? Ovviamente no.Il parallelo che è stato fatto da sinistra è semplicemente falso. E allora, in concreto, cosa diavolo è questa proposta sulla remigrazione?
Dunque, per capire bene di cosa stiamo parlando basta andare sul sito del “Comitato Remigrazione e Riconquista”, dove la proposta di legge, articolata in dieci punti, è spiegata nel dettaglio. È prevista, nello specifico, l’«espulsione degli irregolari e di chi commette reati». «Introduzione di nuove misure operative», si legge, «finalizzate ad assicurare l’effettiva esecuzione dei provvedimenti di espulsione degli immigrati irregolari. Espulsione obbligatoria di qualsiasi straniero autore di delitti sul territorio nazionale. Introduzione del divieto di reingresso per un periodo minimo di 10 anni». Per il resto si punta a promuovere, «nel quadro di una più ampia strategia di recupero della sovranità e dell’identità nazionale, l’istituto della remigrazione quale strumento di governo del fenomeno migratorio finalizzato a incentivare il ritorno degli stranieri nei Paesi d’origine». Ecco, in questo caso la parola a cui fare attenzione è «incentivare». Insomma, non si tratta di deportazioni, ma di favorire «un accordo tra lo Stato e il singolo che consenta allo straniero regolarmente soggiornante in Italia di ricevere un contributo economico per il rientro nel Paese d’origine a fronte della rinuncia definitiva e irrevocabile a ogni diritto di soggiorno e cittadinanza in Italia». Per il resto, lotta alle Ong, abolizione del Decreto Flussi, agevolazioni per il ritorno degli italo-discendenti, fondo per la natalità...
Intendiamoci, si tratta di proposte che possono legittimamente non piacere, sia a sinistra che a destra, ma l’espulsione di clandestini e criminali e gli incentivi per chi vuole lasciare l’Italia sono oggettivamente cose molto lontane dal nazismo. Allo stesso modo, è comprensibile che l’uso di parole come “remigrazione”, “riconquista” e “sovranità” possano spaventare qualcuno. Però utilizzare un linguaggio radicale non è di per sé un reato, anche considerando che dall’altra parte, all’estrema sinistra, il linguaggio è spesso molto più integralista e in diversi casi si accompagna pure ad azioni violente (come ieri a Torino, giusto per fare un esempio). Ma di fronte ai teppisti rossi, ormai l’abbiamo capito, dem e grillini non si indignano mai...