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Ravenna, falsi certificati salva-migranti: le toghe accusano la sinistra

di Francesco Storace mercoledì 18 marzo 2026

3' di lettura

C’è, eccome se c’è, la protervia di vari gruppi, anche professionali, nel trasferire su atti giudiziari la loro opposizione alle politiche migratorie decise dal governo. La riprova viene da Ravenna, dove nei giorni scorsi sono stati pizzicati con accuse gravi diversi medici che devono rispondere di aver falsificato certificati per favorire i clandestini. Lo dice il gip che ha esaminato gli atti: i falsi certificati anti-rimpatrio sono stati realizzati per evitare il trasferimento degli stranieri irregolari nei Cpr, in un’ottica «di aperta contestazione del sistema di gestione dell’immigrazione clandestina». Una contestazione clamorosa. Fuori di testa.

L’inaccettabile dato è emerso, secondo il gip Federica Lipovscek, dall’indagine della Procura di Ravenna a carico di otto medici del reparto di Malattie infettive. Ed è per questo motivo che il giudice ha disposto nei giorni scorsi la misura cautelare dell’interdizione della professione per 10 mesi per tre medici mentre per altri 5 è scattato il divieto, anche qui per 10 mesi, di occuparsi dei certificati per l’idoneità ai centri. Roba da vergognarsi. La Procura ravennate, con i pm Daniele Barberini e Angela Scorza, che hanno coordinato gli accertamenti della polizia, aveva chiesto per tutti (accusati di falso ideologico continuato e di interruzione di pubblico servizio) l’interdizione per un anno dalla professione. Il gip ha modulato le misure, ma ha accolto l’impostazione accusatoria e ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari sul rischio di reiterazione. Lo potrebbero rifare...

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In pratica, nel provvedimento depositato nei giorni scorsi, il giudice per le indagini preliminari ha motivato le misure cautelari sulla base di due elementi chiave: anzitutto le indicazioni di falsità o accertamenti incompleti. In alcuni certificati contestati, secondo il gip, le motivazioni cliniche risultano insufficienti o non adeguatamente fondate rispetto a quanto previsto dalla normativa sui criteri di idoneità alla permanenza nei Cpr. Trucchi sulla salute, dunque. Poi, tra i casi esaminati, vi sono anche certificazioni su presunte condizioni come la scabbia poi smentite dalle analisi, situazioni in cui il giudice ha ritenuto che la motivazione non fosse sostenuta da accertamenti clinici reali.

Pericolo di reiterazione del reato: in secondo luogo il gip ha considerato che sussista il rischio di reiterazione di analoghe condotte false da parte dei medici indagati, nonostante parte della difesa avesse fatto presente che l’Ausl li aveva già esclusi dalle attività di certificazione. Per questa ragione il giudice ha graduato le misure cautelari (sospensione dalla professione o divieto di occuparsi di certificazioni), pur non accogliendo integralmente la richiesta della Procura di interdizione di 12 mesi per tutti. In sostanza, a seguito delle motivazioni del gip 3 medici sono stati sospesi dalla professione per 10 mesi. Agli altri 5 è stato vietato per 10 mesi occuparsi delle certificazioni di idoneità ai Cpr. Tutte queste decisioni sono basate sul pericolo di ripetizione del reato alla luce degli indizi raccolti e sul contenuto delle certificazioni considerate irregolari. Gli inquirenti sostengono che i medici avrebbero attestato «non idoneità» in troppi casi e con motivazioni non sempre sufficientemente documentate.

In diversi certificati contestati le motivazioni cliniche non erano supportate da chiari accertamenti o criteri medici rigorosi, cioè la visita o gli esami non giustificavano pienamente l’esito dichiarato. Parte dell’indagine si basa su chat e documenti sequestrati nei quali alcuni medici commentavano tra loro i casi, dando un’impressione di un approccio più ideologico che medico alla valutazione (come lascia intendere il giudice nei provvedimenti). Quindi, secondo l’accusa, le certificazioni di inidoneità sarebbero state compilate in modo arbitrario, non coerente o non basato su esiti clinici effettivi, con l’obiettivo di evitare l’espulsione o il trasferimento nei Cpr.

Ovviamente la vicenda ha registrato nei giorni scorsi diverse prese di posizione politiche. Da esponenti della maggioranza di centrodestra si è parlato di «gravità assoluta» del comportamento dei medici, accusandoli di favorire l’irregolarità dei migranti. Alcuni politici hanno chiesto interdizioni più severe o provvedimenti immediati, e puntando sulla discussione in merito alla gestione dei Cpr e delle politiche migratorie. Dalla sinistra e dai soliti immigrazionisti, al contrario, le consuete lamentele volte a favorire i clandestini. Ma stavolta sarà complicato. Se le accuse saranno confermate, nessuno può permettersi di frodare la legge che regolamenta i controlli. $ anche questione di serietà.

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