Fingersi omosessuali per sfuggire al rimpatrio. No, non è la trama di un film Netflix e nemmeno la sceneggiatura di un nuovo cult in salsa woke, ma la realtà che emerge dal Regno Unito. In un’epoca dove l’immigrazione è perennemente al centro del dibattito l’inchiesta sotto copertura che arriva dalle frequenze della Bbc lascia nuovamente, se possibile, esterrefatti. Colleghiamoci, quindi, con l’emittente britannica per parlarvi di quanto ha mostrato. In pratica alcuni studi legali e consulenti, di quest’ultimi, chiedono svariate migliaia di sterline per evitare agli immigrati di essere espulsi dal suolo inglese. L’escamotage? Dichiararsi gay. C’è tutto un copione da seguire, un canovaccio provato e riprovato negli anni. La macchina è oliata alla perfezione. Non manca nulla, ogni parte è studiata nei dettagli. Vengono falsificate prove, ci sono lettere e documenti di supporto per dare veridicità al racconto. Non mancano anche il corredo fotografico e i referti medici. Niente viene lasciato al caso.
Potrebbe sembrare una delle scene dei The Jackal agli albori, quelli di gay ingenui, e invece no è tutto vero. Torniamo alle prove. Una volta raccolta la documentazione necessaria viene presentata la domanda di asilo auto-dichiarando la propria omosessualità. Lo stratagemma per riuscire nella recita? Affermare che per loro tornare in Pakistan o in Bangladesh, ecco le due nazioni su cui si è concentrato il servizio, avrebbe fatto rima con un destino di persecuzione e morte. Il solo tornare nella propria patria d’origine, quindi, voleva dire incontrare un tragico destino. Per questo gli studi legali di cui sopra hanno architettato il laborioso e redditizio piano. Perché il Regno Unito come viene raccontato dalla BBC - con i giornalisti che si sono finti studenti internazionali provenienti proprio dal Pakistan e dal Bangladesh- fornisce protezione a tutte quelle persone che si troverebbero, il condizionale qui è d’obbligo, in grave pericolo qualora fossero costrette a tornare nella propria patria d’origine. Ecco spiegato lo stratagemma.
Parliamo di un piano con cifre da capogiro. Uno studio legale ha chiesto fino a 7mila sterline perla presentazione della domanda d’asilo “contraffatta”. Il tariffario? Partiva dalle 1.500 sterline per la richiesta a cui sommarne altre 2/3mila per fabbricare le prove ad hoc. Cifre mostruose se moltiplicate per tutti i casi. Anche perché considerate che una consulente per l’immigrazione, come emerge dallo scoop, si è vantata davanti alle telecamere nascoste di essere in attività da 17 anni. Quasi due decadi passate tra richieste d’asilo farlocche. Ora allacciatevi le cinture. A un giornalista infiltrato è stato detto che una volta sbrigate le sue pratiche, avrebbe potuto far arrivare sua moglie dal Pakistan. Come? Facendola passare per lesbica. Scappatoie che mostrano il vero volto dello sfruttamento dell’immigrazione e delle sue logiche sul suolo europeo. Qualora confermata, nelle sedi giudiziarie, l’indagine giornalistica mostra tutte le storture del sistema di richiesta asilo. La vicenda chiede di riflettere non sul legittimo sistema di protezione internazionale, ma sulla sua troppo facile strumentalizzazione. Questo, infatti, ci mostra come immigrazione, spesso e volentieri, faccia rima con profitto economico.