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Benevento, "migranti come bancomat". FdI inchioda la sinistra: come usavano i soldi

lunedì 1 giugno 2026

3' di lettura

Basta con i migranti-bancomat e un sistema dell'accoglienza pensato e usato per fare soldi. Da Fratelli d'Italia è Galeazzo Bignami a commentare con parole durissime l'ultimo scandalo italiano, questa volta a Benevento, con la Corte dei Conti che ha contestato un danno erariale da 1,3 milioni di euro con fondi spesi in beni di lusso. 

"Ieri l'inchiesta de Il Tempo che, partendo dall’indagine della Procura di Ravenna, ha scoperto che il sistema dei certificati compiacenti per evitare ai clandestini il rimpatrio si estende a tutta Italia; la Guardia di Finanza di Benevento e la Procura Regionale per la Campania della Corte dei conti danno notizia che fondi destinati alla gestione dell’emergenza migranti erano utilizzati come una sorta di bancomat personale, lasciando le strutture in condizioni fatiscenti e con servizi ridotti. Un danno erariale di oltre un milione di euro", sintetizza il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera.

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"Casi che confermano che dietro l’apparente solidarietà della sinistra - prosegue Bignami -, che ha prodotto danni enormi alla sicurezza delle nostre città, si scopre sempre più spesso esserci solo la volontà di fare soldi proprio sulla pelle di chi si dice voler aiutare. Fratelli d’Italia continua a chiedere che la magistratura vada fino in fondo nel colpire chi lucra e specula sull’immigrazione clandestina e operando per aggirare le norme del governo Meloni. Norme che proprio queste vicende confermano giuste e quanto mai necessarie". 

Il caso di Benevento è esemplare: fondi destinati all’emergenza umanitaria trasformati in una sorta di bancomat personale, mentre nei centri di accoglienza i migranti vivevano in strutture fatiscenti con servizi ridotti. Il denaro, secondo l'ipotesi accusatoria, della Guardia di Finanza di Benevento e della Procura regionale della Corte dei conti, finiva in boutique di lusso, in viaggi e spese personali. Le contestazioni riguardano otto persone coinvolte nella gestione del consorzio Maleventum, finito al centro di un’inchiesta su presunti sprechi e irregolarità nell’accoglienza dei richiedenti asilo.

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Secondo gli investigatori, mentre nei centri mancavano condizioni dignitose, standard sanitari adeguati e servizi essenziali, parte dei finanziamenti pubblici destinati ai migranti sarebbe stata dirottata in beni di alta moda, soggiorni e spese private. Il danno erariale contestato ammonta a 1,3 milioni di euro, su 20 milioni erogati dal Ministero dell'Interno, nel periodo compreso tra il 2014 e il 2018. I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria hanno notificato otto inviti a dedurre, atto che precede l’eventuale richiesta di risarcimento davanti alla magistratura contabile.

Tra i destinatari figurano Paolo Di Donato, ritenuto il dominus del consorzio, e gli amministratori che si sono succeduti tra il 2014 e il 2018: Renza Fusco, Elio Ouechtati, Giuseppe Caligiure e Giovanni Pollastro. Coinvolti anche tre ex funzionari della Prefettura di Benevento: Felice Panzone, addetto alla gestione dei centri di accoglienza, e gli ex dirigenti dell’Area Immigrazione Maria Rita Circelli e Giuseppe Canale.

L’accusa nei confronti di Panzone è quella di favoreggiamento. Secondo le ipotesi di reato infatti, avrebbe avvisato in anticipo i responsabili delle strutture sull’arrivo di controlli e ispezioni, nascndendo così le criticità presenti nei centri prima delle verifiche di Prefettura, Asl, Nas e perfino delle delegazioni Onu. Agli ex dirigenti della Prefettura viene invece contestato di non aver applicato le sanzioni previste nonostante le numerose irregolarità riscontrate nel tempo. 

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