Roma, (askanews) - Ventiquattro ore in attesa di istruzioni da parte del Centro di coordinamento dei soccorsi della Guardia Costiera di Roma. E poi la 'resa'. Sea-Watch, la Ong chiamata dalla nave americana Trenton per soccorrere le 41 persone a bordo dell'imbarcazione Usa, è stata costretta a rinunciare al soccorso perchè non ha mai ricevuto la comunicazione di approdare in un porto sicuro. E la nave della marina militare ha fatto rotta nord-est fino a scomparire dal radar di Sea Watch. Lo spostamento - riferisce la Ong - non è stato comunicato a Sea-Watch che è rimasta in area a circa trenta miglia dalla costa libica, mentre non c'è al momento alcuna altra nave preposta al soccorso. La Us Trenton aveva chiesto assistenza a Sea-Watch 3 per un soccorso "con circa 40 persone in acqua e un numero indefinito di morti". Dopo il contatto, la Trenton riferiva la posizione del naufragio comunicando la presenza di 41 passeggeri e 12 salme Trenton presentava richiesta ufficiale al centro coordinamento Roma di assegnare un porto sicuro a Sea-Watch 3 richiedendo l'impiego in assistenza. Da quel momento Sea-Watch non ha ricevuto aggiornamenti. "E' disumano trattenere in mare vite umane più del necessario per via di un dibattito politico che sta decimando la presenza delle navi delle Ong, in mare con la chiara missione di salvare vite", riferisce la Ong. "È necessario e urgente una maggiore assunzione e condivisione di responsabilità da parte dell'Unione europea per ciò che riguarda il soccorso in mare". "Ancora una volta persone in difficoltà in mare sono tenute in un limbo diplomatico".



