Milano, 7 ott. (askanews) - Lo spazio come generatore di senso, da attraversare, ma anche dispositivo in grado di orientare la percezione e creare un reale scambio con le opere e i visitatori. Vale per un luogo come Pirelli HangarBicocca e vale per la ricerca di Luciano Fabro, artista particolare e ispiratore, cui proprio il museo milanese dedica una grande mostra, "Abitare lo spazio", che si concentra in particolare sul concetto di habitat.
"Gli habitat, come li descrive Fabro - ha detto ad askanews Fiammetta Griccioli, che ha curato la mostra insieme a Roberta Tenconi e a Vicente Todolì - sono degli involucri, dei nidi che servono ad accogliere le sue opere e creare le condizioni ideali per il visitatore, per esperirle. Si crea questa relazione simbiotica tra il visitatore e le opere stesse e usa questa bellissima metafora nel vademecum che pubblica nell'81 in cui ci dice che l'ape ha bisogno del fiore, del polline tanto quanto il polline necessita dell'ape".
Gli habitat, che in HangarBicocca si collocano a loro volta all'interno di un più grande habitat, in un gioco di specchi che, come già era accaduto con Mario Merz, amplifica le sensazioni in maniera sottile, ma decisiva, vengono attivati dalla presenza dello spettatore, che assume quindi un ruolo centrale. "Uno dei più importanti e dei più grandi - ha aggiunto Griccioli - è proprio l'habitat di Rotterdam del 1981 che è stato ricostruito qui per la prima volta, ma poi prosegue anche con un proto habitat, l'habitat di Tokyo che realizza nel 1970 per la Biennale di Tokyo Between Man and Matter, che anticipa tutta la ricerca appunto sugli habitat".
Protagonista dell'Arte Povera, senza che questa definizione lo imprigioni in schemi pre-costruiti, Fabro ha esplorato la scultura in molti modi, con un'attitudine che lo ha avvicinato al Barocco e ricorda la necessaria relazione tra l'abitare e il reale, per dirla con Foucault, tra le parole e le cose. E alcune delle sue opere più note hanno al centro la sagoma dell'Italia, lo Stivale, così riconoscibile e così diverso, una "forma guida" che si fa attivatore di domande e sensazioni, oltre che un'operazione seriamente anti-retorica. Ma chi era davvero Fabro? "Luciano Fabro - ci ha risposto la figlia Silvia Fabro, direttrice dell'archivio dell'artista, che ha collaborato alla curatela in HangarBicocca - era un artista complesso, ironico, come si può vedere anche dai titoli delle opere, proprio con una ricerca continua su quelle che sono le basi dell'arte e della scultura soprattutto. Lo spazio dell'Hangar così ampio ci ha permesso di presentare una molteplicità di lavori che possono dare l'idea delle differenti ricerche che Fabro ha fatto".
Insomma quello che si prova nella mostra in Pirelli HangarBicocca ha a che fare con la percezione della scultura come architettura, con la relazione con la tradizione dell'arte italiana, ma anche con le strade diverse e impreviste e personali che l'arte, quando funziona, offre a ogni visitatore. (Leonardo Merlini)



