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Roberto Benigni, le balle su San Francesco battute da Gerry Scotti

di Antonio Soccimartedì 6 ottobre 2026
Roberto Benigni, le balle su San Francesco battute da Gerry Scotti

4' di lettura

Abbiamo espresso i nostri dubbi, domenica, sulla decisione della Rai di celebrare san Francesco, nell’800° anniversario della morte, con il solito monologo in prima serata di Roberto Benigni. Dopo averlo ascoltato il dubbio si è fatto certezza.

Non a caso Gerry Scotti, su Canale 5, con la Ruota della fortuna, ha clamorosamente battuto Benigni su Rai 1 (il 25,7% di share contro il 20,2%). Fra l’altro abbiamo appreso un dettaglio dal Corriere della sera: «“Serata evento” dice la Rai, ma in realtà lo spettacolo (Francesco, il Cantico) era già andato in onda quattro anni fa su Paramount+, che certo non ha la platea della Rai, ma altrettanto certo non è un inedito».

Dunque una minestra riscaldata. E un’occasione sprecata. Oltretutto la “Serata evento” era fuori tema perché il 4 ottobre 2026 si celebrava l’anniversario della morte di Francesco, mentre il monologo aveva a tema il Cantico delle creature, il cui 800° anniversario è stato celebrato nel 2025.

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IL TEOREMA PACIFISTA

Nel merito Benigni ha confezionato il “Francesco pacifista”, con enfasi: «Francesco parte come missionario di pace per porre fine al massacro delle Crociate. Convince tanto cristiani a non combattere e poi decide di incontrare il sultano». Sarà vero? Lo storico Franco Cardini, nel suo “Francesco d’Assisi” (Mondadori), un classico scritto anni fa, smonta questo luogo comune diffuso da tempo. Scrive: «Si sono addirittura forzate le fonti... Si è sostenuto, senza giustificazione alcuna, che avrebbe predicato ai crociati di gettare le armi». Cardini parla di una «galleria di sciocchezze».

Alla loro base - spiega - «c’è una grossolana ignoranza di quel che significasse la crociata... La crociata non è mai stata una “guerra di religione”... Non è una “guerra santa” volta alla conversione dei non-cristiani: è un pellegrinaggio armato scopo del quale è la riconquista dei Luoghi Santi... Francesco non avrebbe comunque mai potuto contestare la crociata... Non c’è da stupirsi se Francesco non ha mai detto una parola contro la crociata... Essa era anzitutto il pellegrinaggio, il ritorno alla Casa del Padre, la visita devota alle vestigia terrene del passaggio del Salvatore su questa terra... Francesco vedeva nella crociata anzitutto l’occasione del martirio, la forma più alta e più pura della testimonianza cristiana».

Questa “imitatio Christi” è anche il vero significato della scelta della povertà. Francesco non la “sposò” per ragioni sociali. Neanche perché la povertà, secondo Benigni, significherebbe libertà. Francesco non era un hippy, un “figlio dei fiori”. La ragione della sua povertà è cristologica, il conformarsi a Cristo.

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LA SCELTA DELLA POVERTÀ

In che senso? San Paolo scrive ai Filippesi: «Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce». La povertà - come capì Dante (che Benigni cita senza saperlo interpretare) - era conformarsi a Cristo che, essendo Dio, si fece uomo: un abbassamento infinito di sé.

Tutto in Francesco rimanda a Gesù. Perfino la forma del saio (il Tau, la croce). Come la “perfetta letizia” quando si è rifiutati e bastonati perché significa rivivere quello che visse Gesù. Se non si interpreta attraverso Cristo, Francesco sembra un pazzerello stravagante. Invece fu un “alter Christus”. E Dio lo confermò con le stigmate.

Peraltro l’espressione “perfetta letizia” gli arriva dal Nuovo testamento, dalla lettera dell’apostolo Giacomo. Francesco non inventava: era legato letteralmente al Vangelo, “sine glossa”, e continuamente meditava la Sacra Scrittura. Il Cantico delle creature deriva da questa incessante ruminatio che era anche tipica dei monaci.

Benigni, sbagliando, sostiene anche nel libro “Francesco. Il Cantico” (che esce martedì per Einaudi ed è stato anticipato dal Corriere della sera) che il Cantico di frate sole è "rivoluzionario" perché - secondo lui - «lodava il creato. Era la prima volta. Non ci aveva pensato nessuno a lodare il mondo e tutto il creato».

No. Anzitutto il Cantico non loda il creato, ma loda Dio attraverso il creato. E poi Francesco riecheggia quasi alla lettera la Bibbia, in particolare il famoso Cantico del libro di Daniele, scritto molti secoli prima («Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,/ Benedite, cieli, il Signore,/ Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore,/ Benedite, sole e luna, il Signore,/ Benedite, stelle del cielo, il Signore...»).

L’ERESIA

Un’ultima cosa. Benigni, citando il “De contemptu mundi” di papa Innocenzo III, sostiene che «all’epoca di Francesco si credeva che Dio fosse creatore dello spirito, mentre il diavolo della materia», perciò scrivere il Cantico delle creature «era come scrivere un poema sulla bellezza del diavolo». È perfino imbarazzante commentare questa assurdità. Ciò che Benigni illustra è in realtà l’eresia catara che la Chiesa condannò e combatté in ogni modo. Come minimo si nota una notevole confusione. Ma Benigni ha scritto queste cose in un libro pubblicato dall’Einaudi: sono anche nell’anticipazione del Corriere della sera e sono state ripetute in prima serata su Rai 1.

www.antoniosocci.com

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