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La "cura" Monti

L'ultimo colpo basso del governo
Risuscita le cartelle pazze

Il governo stoppa la norma che avrebbe fatto decadere in automatico le riscossioni erronee o fuori tempo massimo di Equitalia: l'ente può rispdire l'atto al contribuente, anche se illegittimo

L'ultimo colpo basso del governo
Risuscita le cartelle pazze

 

di Sandro Iacometti

 

«Libertà di non rispondere, licenza di vessare». Il presidente della commissione Finanze del Senato, Mario Baldassari, sintetizza così l’effetto della clamorosa entrata a gamba tesa del governo sul cosiddetto ddl anti cartelle pazze. Un provvedimento legislativo che, una volta tanto, avrebbe introdotto un principio di civiltà giuridica a difesa del contribuente. 

La doccia fredda è arrivata ieri mattina, quando i senatori della commissione, dopo aver votato all’unanimità il testo e deciso, sempre all’unanimità, di chiedere la sede deliberante, ovvero la possibilità di approvare il disegno di legge senza passare dal voto dell’aula, si aspettavano un tranquillo e scontato via libera dalla presidenza del Senato. Tanto più che i lavori parlamentari si sono svolti sempre in stretta collaborazione con rappresentanti dell’Agenzia delle Entrate e con il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani. L’autorizzazione alla deliberante, in effetti, è arrivata. Ma con una piccola condizione. Un vincolo chiesto dal governo che di fatto rende carta straccia l’intero provvedimento. 

Ma partiamo dall’inizio. Il testo votato in commissione è semplice e diretto, come forse dovrebbero essere tutte le leggi: un articolo, 8 commi. L’obiettivo è quello di rafforza il meccanismo dell’autotutela del contribuente nei confronti degli errori del fisco. Il provvedimento prevede che in presenza di un atto di riscossione o di una procedura cautelare o esecutiva per i quali sia già stato effettuato il pagamento, siano scaduti i termini della prescrizione, ci sia stata una sospensione o uno sgravio da parte dell’ente creditore o sia intervenuta qualsiasi altra causa di non esigibilità della somma richiesta, il cittadino possa presentare ad Equitalia una dichiarazione per chiedere l’annullamento dell’atto. In mancanza di risposta, passati 220 giorni dall’invio della comunicazione da parte del contribuente, la società di riscossione deve «sospendere immediatamente ogni ulteriore iniziativa». La cartella pazza, insomma, decade automaticamente.  

Ed ecco la clausola chiesta dal governo. Il ministro della Giustizia pretende l’inserimento nel testo della possibilità per Equitalia, eccetto il caso di nullità all’origine della cartella pazza, di «reiscrivere a ruolo le somme già discaricate a condizione che non sia decorso il termine di prescrizione». Insomma, non bastava il periodo, non breve, di 220 giorni a tutela dell’amministrazione tributaria. Il fisco vuole avere il diritto di rispedire comunque l’atto di riscossione, magari illegittimo, al malcapitato contribuente fino alla scadenza dei termini. Come dice Baldassarri, «libertà di non rispondere, licenza di vessare». 

La postilla, come appare evidente, snatura completamente l’impianto del testo. E la commissione Finanze, che sulla norma è stata compatta come poche volte accade, ha già fatto capire che non accetterà compromessi. La decisione sarà presa la prossima settimana. In serata il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha provato a correggere il tiro, definendo la condizione posta un semplice «suggerimento tecnico, migliorativo, ma non vincolante». Così non è sembrato, però, ai senatori della commissione Finanze, che per ora sembrano intenzionati a rinunciare alla deliberante. Il che significa, considerati i tempi strettissimi e il livello di ingolfamento del Senato, che possiamo dire addio alla legge. A saltare, insieme all’annullamento delle cartelle pazze, sarebbe anche la norma che introduceva quattro mesi di preavviso per le ganasce fiscali. L’ultimo comma del ddl prevede infatti che «in tutti i casi di riscossione coattiva di debiti fino a mille euro» il fisco non possa procedere ad alcuna azione cautelare prima «del decorso di centoventi giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione» sulle iscrizioni a ruolo.

twitter@sandroiacometti

 

 

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Commenti all'articolo

  • gioch

    30 Novembre 2012 - 15:03

    ...perchè non hanno i soldi per rimborsarmi l'ILOR di 28 anni fa,ricorso vinto a maggio 2012(avete letto bene)e non ancora liquidato.

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  • Renatino1900

    30 Novembre 2012 - 15:03

    ma il trio berlu/bossi/tremonti. infatti:Con la costituzione di Riscossione S.p.A., che nel 2007 ha cambiato nome in Equitalia S.p.A., il servizio nazionale della riscossione dei tributi è tornato in mano pubblica. La riforma della riscossione è avvenuta con l'entrata in vigore dell'art. 3 del decreto legge n. 203 del 30 settembre 2005 deliberato dal Governo Berlusconi III[1], convertito con modificazioni nella legge n. 248 del 2 dicembre 2005.[2] è un'invenzione del governo Berlusconi... meno male che silvio c'è???

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  • cicillo

    30 Novembre 2012 - 14:02

    Ormai la guerra non è di questo governo composto da buffoni incompetenti contro gli evarosi ma del popolo contro questa mandria di idioti buffoni incapaci servitori delle banche e poco professori. Che possano davvero sparire come la brina al sole...

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  • traiano1958

    30 Novembre 2012 - 14:02

    che porterebbero a un introito maggiore di ca 23,5 mld di euro per iva, 21 ca per maggiore imposte e altrettanti per maggiori contributi!! un totale, quindi, di ca 65 mld di euro contro una riduzione d'entrate stimabile in ca 36,5 mld!!! differenza??? fate voi il conto!!!

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