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Netanyahu: "Gerusalemme è la nostra capitale"

Il premier israeliano rivendica il diritto di costruire a poche ore dall'incontro con Obama

Netanyahu: "Gerusalemme è la nostra capitale"
"Gerusalemme non è una colonia, è la nostra capitale. Il popolo ebraico ha costruito Gerusalemme tremila anni fa, e continua a costruirla ora". A poche ore dall'incontro alla Casa Bianca con il presidente degli Stati Uniti,  il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, risponde in questi termini all'invito di rivoltogli da Hillary Clinton di non costruire nuove case a Gerusalemme Est e fare così un primo passo verso la pace.

Scelte necessarie - Intervenendo all'Aipac, la più importante lobby ebraica d'America, il segretario di Stato Usa aveva detto nella mattinata di ieri che "lo status quo è insostenibile per tutte le parti in causa: promette soltanto nuove dosi di violenza". Per questo aveva invitato israeliani e palestinesi a riprendere i "colloqui indiretti", per rilanciare un possibile percorso di pace: "Il cammino da seguire è chiaro: due Stati e due popoli che vivono fianco a fianco". E se questo è l'obiettivo, costruire nuove case israeliane a Gerusalemme est "danneggia la fiducia reciproca, mette a rischio i colloqui indiretti" e indebolisce la capacità Usa di giocare "un ruolo unico e essenziale". Sono "scelte difficili ma necessarie". Ma Netanyahu non ci sta perché Gerusalemme è la città simbolo della storia e dell'identità di Israele e gli israeliani hanno quindi tutto il diritto di realizzare gli insediamenti che vogliono.

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Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    25 Marzo 2010 - 15:03

    Signor Presidente, molti di noi occidentali soffrirono moralmente quando un degenerato politico come Itler decise che il popolo Ebraico non era degno di vivere una vita come tutti gli altri ma,doveva essere enucleato in campi di concentramento e poi, eliminati. Da quel momento sono passate decine e decine di anni lasciando,però, in questo spazio tempo oltre sei milioni di ebrei ammazzati barbaramente. Signor Presidente,dopo tante sofferenze,non Le sembra illogico e inumano riservare ad altri popoli che, in duemila anni, non a causa loro ma degli accadimenti storici umani sono diventati nativi di quei territori che, per legittima natura, spettano anche a loro, in quanto,quel Dio che Voi chiamate a vostra testimonianza,ha dato anche a loro come a tutti gli uomini il possesso intero di questo pianeta terra. I Palestinesi hanno gli stessi diritti degli Ebrei e negarglielo significa diventare come i nazisti.

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  • inm

    25 Marzo 2010 - 14:02

    a Gerusalemme non esiste la figura del..."sindaco"?

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  • agosman

    24 Marzo 2010 - 13:01

    Nessuna pace è possibile quando una delle due parti in causa si ostina (proprio per Statuto) a conseguire la distruzione dell’altra. Non bastasse questo tutto l’enturage degli stati mediorientali vedono Israele come fumo negli occhi e fin dalla sua fondazione si propongono di ricacciare in mare gli ebrei ritornati alla loro terra d’origine dopo duemila anni e terribili secolari persecuzioni. Dal 1948 nemmeno un giorno di pace. Guerre dichiarate e combattute, territori conquistati, persi o restituiti e una interminabile sequela di attentati terroristici in patria e all’estero, che nessuno Stato avrebbe mai sopportato così a lungo. Non bastasse questo, da ultimo, ecco comparire all’orizzonte il terribile demone della cancellazione e dell’annullamento dello Stato che Israele teme più di qualsiasi altra cosa al mondo, non fosse altro che il proposito è stato espressamente manifestato proprio da un paese, l’Iran, che galleggia su un mare di petrolio e non avrebbe problemi di approvvigionamento energetico, ma ad ogni costo vuole diventare una potenza nucleare. Israele non accetterà mai un Iran nuclearizzato. E dato che non ha mai delegato a nessuno la propria difesa, qualora la comunità internazionale non impedisse ciò con le buone o con le cattive, a tempo debito e come extrema ratio giungerà la sua reazione che per forza di cose non potrà essere che devastante per l’intera regione. Solo allora l’occidente si renderebbe conto dell’errore commesso ma potrebbe essere troppo tardi. Io vedo nell’attuale disputa con Obama e nella tensione fra Israele e gli USA il sintomo di un grande nervosismo e paura di Israele di fronte alla pavidità e all’inerzia americana nei confronti dell’Iran mentre intanto va avanti il suo pericoloso programma nucleare. I servizi isaeliani sono sicuramente a conoscenza di informazioni determinanti e per questo Israele preme usando lo strumento dei nuovi insediamenti a Gerusalemme est. Questa lunga pace ha fatto dimenticare a molti degli attuali governanti dell’occidente gli errori del passato. Speriamo di non doverci pentire.

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