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Dovere e piacere

Pausa pranzo porno: al club privè si va con i colleghi

Alle 13 via ai sexy hour dove gli impiegati praticano lo scambio di coppia

Pausa pranzo porno: al club privè si va con i colleghi

 

di Giordano Tedoldi

Dall’happy hour al sexy hour. I falchi della notte che popolavano i club privé fino alle prime luci dell’alba ora sfogano le loro voglie trasgressive senza l’incubo della sveglia alle sette. L’idea è molto semplice: perché mai scambisti, feticisti, voyeur e chi più ne ha più ne metta, dovrebbero condannarsi a orari notturni? Certo, il fascino delle tenebre, ma il giorno dopo tocca andare in ufficio e considerati gli strapazzi cui ci si è sottoposti c’è il rischio di sfilare tra le scrivanie come uno zombie e addormentarsi davanti al terminale. Allora perché non trasformare uno dei riti più deprimenti della vita da ufficio, la pausa pranzo, in un intermezzo ben più piccante? È quello che stanno facendo molti circoli di scambisti, a Milano ma anche a Roma e in altre città: spostiamo l’happy hour tra le 13 e le 15, ma oltre alle consuete consumazioni alimentari e alcoliche, aggiungiamo la collaudata formula dello scambio coppia: vai in compagnia, magari con una collega anche lei allergica alle mortali conversazioni mentre sbocconcelli il triste tramezzino del bar vicino al luogo di lavoro e, per così dire, dai una bella mescolata al mazzo di carte, per poi tornare in ufficio più ringalluzzito che mai.

Poi la notte dormi che è una meraviglia, sapendo che il giorno dopo per la pausa pranzo potresti provare a sfamarti da un’altra parte. Il fatto è che la crisi morde, bisogna ottimizzare, invece del pranzo al sacco meglio il pranzo al sesso, due un in uno, e la notte non si spende in discoteca (dove ormai, dicono i più informati, non si trovano che transessuali) e si dorme per essere più produttivi l’indomani. Funziona anche meglio come copertura con mogli o mariti: niente più rientri sospetti alle quattro di mattina dopo aver accampato improbabili riunioni-fiume con la delegazione cinese. Le formule possono essere le più varie. Alla «Comasina» di Paderno Dugnano, il sabato, c’è la pizzata, e invece di guardare la partita ti guardi un porno con supporto non della tifoseria, ma dei promiscui clienti del locale. Basta girare un po’ nei forum in rete e si scoprono anche centri naturisti, saune, idromassaggi, tutti aperti all’ora di pranzo e con partecipazione volontaria degli altri avventori. Certo, quando si legge che al «Malizia» di Milano ti puoi concedere un’orgia con una famosa pornostar a aprire le danze, ci si domanda se la cosa non rischi di scombussolare i bioritmi, perché se tutti gli esperti concordano che il sesso migliore è quello notturno e mattutino, al risveglio, ci sarà un perché. Ci abitueremo a pasteggiare con questo particolare tipo di companatico? Non sarà davvero un po’ troppo surrealista mettere sul tavolo le posate, il tovagliolo, e il preservativo (quello, secondo molte regole dei circoli aperti di giorno, bisogna portarselo da casa)? E poi, tornati al lavoro, con tutte le endorfine che schizzano nel cervello e lubriche visioni ancora fresche davanti agli occhi, non rischieremmo di combinare un gran casino (un altro) e rimpiangere il mesto tavolino di plastica con sedie di plastica del bar dove dilapidavamo i buoni pasto? 

Per ovviare a questi inconvenienti alcuni club, come il Bacchanalia di Roma, hanno scelto una formula intermedia: aprono non ancora a pranzo ma, la domenica, intorno alle 18, all’ora dell’aperitivo. Buffet, cocktail, colonna sonora anni ’80 e ’90 tanto per ricordare i tempi in cui si poteva spendere e godere senza essere tacciati di evasione fiscale o libidine berlusconiana, e giro di valzer, se il caso vuole, con chi ci sta. Quando torneranno le giornate di sole poi, sappiate che in alcuni club potete andare anche la mattina, intorno alle undici, specie se sono ubicati in una di quelle ville con piscina appena fuori dalla città, come il Flirt poco fuori Roma, con le sue «love rooms», e se venite da fuori della capitale c’è anche il servizio limousine. Un tuffo, qualche bracciata, un aperitivo al bar, due chiacchiere, due affondi nella love room, e se lo coronarie non cedono, via, verso una nuova giornata di lavoro.

 

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