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L'agenda (non Monti)

Mancano due mesi esatti al voto
Par condicio, decreti, alleanze:
ecco tutte le scadenze

L'Italia alle urne il 24 e il 25 febbraio: mancano 60 giorni. Molto intensi: prima il taglia firme, poi le regole per la tv, simboli, alleanze, firme, sondaggi e silenzio

Mancano due mesi esatti al voto
Par condicio, decreti, alleanze:
ecco tutte le scadenze

Mancano due mesi esatti al voto. La campagna elettorale è già rovente, anche se gli assetti politici e le alleanze devono ancora essere definite. L'offensiva, ora, coinvolge Silvio Berlusconi, impegnatissimo in prima persona, e Mario Monti, che ha lanciato la sua campagna su Twitter (un cinguettio di "propaganda": "Ho salvato l'Italia. Ora tocca alla politica"). Il Partito Democratico e Bersani, invece, fanno i conti con le "pulsioni" montiane del loro movimento: in molti sono tentati di andarsene, di strappare, e di appoggiare Monti. Casini e il centro, infine, continuano le loro manovre per agganciare il Professore. 

Il decreto taglia firme - Ma, come detto, le possibilità politiche restano fluide, a tratti indecifrabili: saranno decisivi i prossimi giorni. La certezza è che si andrà al voto il 24 e il 25 febbraio. E da qui al giorno in cui gli italiani si recheranno alle urne l'agenda è fitta di impegni (certi) che dovranno essere assolti con grande velocità. Si comincia il 28 dicembre, alle 15, quando è stata riconvocata la seduta a Palazzo Madama per la riconversione del decreto taglia firme. Il testo fissa nuove regole per i partiti e per i movimenti che vogliono presentare dei candidati al Parlamento. Il testo in Senato, nel dettaglio, riduce a un quarto le firme necessarie per presentare le liste (diverranno circa 30mila) e cancella la norma che esentava dalla raccolta i gruppi parlamentari già costituiti nella precedente legislatura (nota: un gruppo parlamentare deve contare almeno 10 senatori e 20 deputati).

Par condicio - Entro la fine dell'anno, quindi entro pochissimi giorni, la Commissione di Vigilanza e l'Autorità delle Comunicazioni dovranno stabilire le regole della par condicio. Un punto, c'è da scommetterci, che farà discutere e che sarà al centro di violente prese di posizioni politiche. Già ora, pur senza che sia a regime la par condicio, lo scambio d'accuse reciproco è velenoso. Il Pd punta il dito contro Silvio Berlusconi per la sua massiccia presenza televisiva negli ultimi dieci giorni. Il Pdl, al contrario, accusa i democratici di avere avuto mesi di "campo libero" per le primarie e ricorda a Bersani e compagni la lunga assenza dai piccoli schermi del Cavaliere.

Simboli, liste, alleanze - Nel nuovo anno, l'11 e il 12 di gennaio verranno presentati i simboli elettorali e le dichiarazioni di collegamento in coalizione con l'indicazione del candidato premier. Due giorni decisivi per capire quali saranno le alleanze e da chi verranno guidate per una eventuale premiership. Occhi puntati su Pdl e Lega Nord: la questione della vecchia alleanza tra azzurri e Carroccio è quella più complessa e mutevole. I due partiti potrebbero presentarsi in coalizione, sono al lavoro per farlo e trovare un'intesa. Ma Roberto Maroni non vuole Berlusconi candidato premier; da parte del Pdl la posizione non sarebbe però negoziabile. La trattativa potrebbe spostare il suo epicentro in Lombardia, dove Maroni è candidato al Pirellone, ma la "scheggia impazzita" Gabriele Albertini, in campo (nonostante sia formalmente ancora un membro del Pdl), rischia di cancellare ogni possibilità di accordo e di far saltare il banco.

Firme - Il 20 e il 21 gennaio verranno presentate le candidature con le firme necessarie; il giorno successivo, il 22 gennaio, verrà verificata la regolarità delle candidature. Il 23 gennaio l'ufficio centrale circoscrizionale deciderà sull'ammissibilità delle liste; dal 25 gennaio potranno iniziare i comizi elettorali. Gli elettori italiani all'estero, entro il 6 febbraio, riceveranno il plico con il certificato elettorale e con la scheda con cui potranno esprimere la loro preferenza.

Sondaggi e silenzio - Dal 9 e fino al 23 febbraio, a ridosso del voto, scatterà il divieto di pubblicazione e diffusione di sondaggi elettorali. Il 23 febbraio, alla vigilia del voto, come da tradizione scatterà l'obbligo di silenzio elettorale. Quindi l'Italia andrà al voto per eleggere il prossimo governo: le urne apriranno alle 8 del mattino del 24 febbraio, mentre chiuderanno alle 15 del 25 febbraio. La prima riunione delle nuove Camere è prevista per il 15 di marzo.

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Commenti all'articolo

  • francotala

    26 Dicembre 2012 - 17:05

    Scusate, non vorrei essre scettico, ma i sondaggi al 44% sono veritieri? Possibile che dal 18/20 si sia arrivati al 44%

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  • perfido

    26 Dicembre 2012 - 17:05

    Per Monti non saranno mai due mesi...infernali, forse, per noi comuni mortali. Semmai, per lui, saranno invernali. Saluti.

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  • Davi72

    26 Dicembre 2012 - 16:04

    aggiungerei il movimento di Oscar Giannino "Fermare il declino" penso che potrà essere una grossa sorpresa per le prossime elezioni... nuovo movimento concreto, serio, ricco di competenza, antitasse, anticasta, e candida solo persone mai state in politica e che hanno voglia di cambiare il sistema... Dovrebbe essere una ricetta intessante e un'alternativa credibile al centrodestra obsoleto in deriva. Attraente per i tanti elettori con idee liberal delusi dalla politica e che pensavano di non andare a votare

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  • allianz

    26 Dicembre 2012 - 14:02

    in mano nostra tra due mesi che lo facciamo allo spread....

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