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Bersani cerca l'inciucioMonti fa il finto tonto:"Ora è troppo presto..."

Monti e Bersani

Ignazio Stagno
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Il Pd ci prova. Cerca di ufficializzare l'inciucio. Prima con Enrico Letta, vicesegretario del Pd. Poi a prendere parola è il leader, Pier Luigi Bersani. Letta ha spiegato: "Puntiamo a vincere le elezioni e dopo chiederemo al centro e ai montiani di sostenere il governo Bersani". Quindi il segretario democratico ha confermato l'apertura al Professore: "Assolutamente sì'. Dico da tre anni che intendo lavorare per un governo dei progressisti aperto a un dialogo con forze democratiche progressiste e moderate, che siano ostative a un revival berlusconiano, leghista e populista. E rimango fermo su questo". Bersani ha aggiunto che "bisogna evitare il rischio di mettere nell'angolo un'esigenza di cambiamento. Metto in guardia sul fatto che questo tipo di posizioni possono alla fine contro le volontà aprire un varco alla destra", ha avvertito. Il Professore frena sull'inciucio - E Monti? Fa il finto tonto. Sa che l'inciucio si avvicina, ma che è troppo presto per ufficializzarlo. E così, intervistato da Radio Monte Carlo, spiega che il discorso delle alleanze "è prematuro". Secondo il Professore, "nella campagna elettorale dobbiamo schierarci sui problemi. Successivamente arriveranno le alleanze, noi dobbiamo spiegare bene cosa vogliamo fare, così come è importante capire cosa il Pd intenda fare per esempio su infrastrutture, energie, Tav. Ci sono nel Pd posizioni diversi - ha spiegato Monti -, posizioni che bloccano alcuni settori. Per esempio sul fiscal compact c'è un po' di tutto". E ancora: "Sull'agenda Monti c'è chi come Vendola è totalmente contrario, chi come Bersani vuole prendere alcune parti e svilupparne altre e ci sono anche dei montiani che non sono d'accordo con la linea del partito". Secondo il premier uscente, in definitiva, "occorrono convergenze sui problemi" e "l'approccio di Bersani è sbagliato". Poi una risposta ad Angelino Alfano, che lo ha smascherato definendolo la "stampella" del Pd: "Io stampella di Bersani? Spero di non esserlo. Né di bersani, né di nessuno. Spero di essere la scala di ingresso della società civile nella politica italiana", ha dichiarato Monti.   L'inciucio - Ma lo scenario, nonostante le dichiarazioni di facciata, sembra delineato. Dopo il voto il Pd farà un patto per governare con il Prof. L'intesa non è mai stato un mistero. I segnali sono sempre stati tanti. Uomini del Pd, come Pietro Ichino che scrivono l'agenda Monti per poi cambiare del tutto casacca, Bersani che non ha mai attaccato a muso duro in campagna elttorale il Prof, e la corsa del segretario alla galassia renziana per equilibrare verso i "centrini" una barca che pendeva (e pende) troppo verso Nichi Vendola (e nel caso d'intesa con Monti, è proprio il governatore pugliese, inviso al Professore, quello che rischia più di tutti). Patti chiari: "Senza Vendola" - Monti infatti è stato chiaro: lui a patti con Vendola non scende: "Una parte della sinistra pone molta attenzione in teoria all'aspetto disuguaglianze ma spesso soffoca i meccanismi per la crescita, che sono basati su efficienza produttitvità e competitività". Anche Romano Prodi preferisce Monti in squadra col Pd ad un governo con Sel a fare da stampella: "Se nessuno prevale, è chiaro che si apre la strada ai compromessi. Dipenderà - spiega - dalla campagna elettorale, se sarà o no particolarmente sanguinosa". Quella di Bersani non lo è. Il tutto per coccolare Monti fino all'ultimo e succhiare comunque i voti di quella parte del Pd "rossa" che invece crede ancora nell'alleanza con Nichi. Il messaggio per Pierluigi è stato chiaro: liberati di Vendola e governerai a lungo. 

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