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Batman vs Superman

Com'è difficile oggi essere una Wonder Woman

Com'è difficile oggi essere una Wonder Woman

E’ nelle sale Batman vs Superman: Dawn of Justice, il seguito de L’uomo d’acciaio, che era dedicato solo a Superman. Il regista è lo stesso, a sceneggiare ancora David S. Goyer, ma sono numerose le novità: i supereroi sono due e combattono tra loro. Batman - convinto che Superman stia esercitando su Metropolis più un delirio di onnipotenza che una lotta contro il male - gli dichiara guerra, ma una grave minaccia costringerà i due antagonisti a combattere anche contro quella. Non siamo lontani dalle canoniche trame supereroiche di uomini in lotta, se non fosse che a un certo punto scende in campo anche Wonder Woman, interpretata da Gal Gadot. È probabile che sia stata scelta per il ruolo anche in virtù delle sue caratteristiche reali stra-ordinarie. Diventa Miss Israele nemmeno ventenne, comincia la carriera di modella mentre presta servizio militare (in terra israeliana è previsto anche per le donne). Karateka, moglie, madre, divora riviste di motociclismo, guida una Ducati Monster e quando recitò in tre film della serie Fast and Furios dichiarò: «Non ci sono abbastanza buoni ruoli per donne forti. La maggioranza dei personaggi femminili che si vedono al giorno d’oggi sono “la povera ragazza col cuore infranto”». Premesso che anche gli uomini soffrono, se si continua così le donne avranno il cuore infranto da un infarto, non da un uomo. Diciamola tutta: nei confronti dell’uomo femminismo e ultrafemminismo sono diventati aspirazioni al predominio, altro che parità.

Wonder Woman era l’eccezione della donna forte in una società di settantacinque anni fa nella quale il sesso femminile era costretto ad essere debole. «Il personaggio debuttò nei fumetti alla fine del 1941, decidendo di venire negli Stati Uniti per lottare a favore dei diritti delle donne», racconta Jill Lepore, autrice di The Secret History of Wonder Woman, saggio non ancora tradotto in italiano che esamina il rapporto tra lo scrittore William Moulton Marston e la sua creatura Wonder Woman. Le giuste lotte di allora per una parità inesistente si sono evolute nella femdom, la dominazione da parte femminile spacciata per parità di diritti. Ma nella realtà la donna comune, che non emerge, femminile, anziché femminista, non domina niente. È recente la notizia di Irina Livshun, modella suicida perché, trentunenne, non riceveva più ingaggi.

Non occorrerebbe mitizzare Normal Woman invece che Wonder Woman? Essere schiavizzate come dee supereroiche, anziché come «servette», è perfino più faticoso da sostenere. Oggi una donna deve essere bella, anche a settant’anni, come la mozzafiato «figa minorenne» di Lunar Park di Bret Easton Ellis. Poi lavorare, fare la madre, la moglie, il sex symbol sempre alla moda, la cuoca, la cima intellettuale, la comica. Ciò che era il maschio - un dio - si pretende lo sia la donna. Dice ancora la Lepore: «Wonder Woman - un pilastro del movimento delle suffragette - venne dalla tradizione di rappresentare le donne come Amazzoni, di promuovere l’idea che le donne sono in realtà più forti degli uomini, e che l’amore è più forte della forza bruta. Molto di tutto ciò è andato perduto nella re-immaginazione del personaggio dopo la morte di Marston nel 1947. Nelle versioni successive e più recenti, Wonder Woman è solo un superuomo femminile, la cui forza è nella potenza».

Si comprende, quindi, come una trentunenne si sia sentita finita e impotente in un mondo che non permette alcuna umanità, che considera la giovinezza l’unica forza della donna. Il ritratto di Dorian Gray, il più alto romanzo che sia mai stato scritto sul vagheggiamento umano dell’immortalità e dell’eterna giovinezza, conteneva un solo errore: il protagonista che vendeva l’anima al diavolo per vedere invecchiare un quadro al posto suo era un uomo. Oggi andrebbe riscritto con protagonista femminile, titolo: Il ritratto di Doriana Gray. Perché dal maschio non si pretende che dopo l’andropausa sembri un arrapante adolescente. È dalla donna, oggi, che si pretendono prove di forza superomistica in ogni campo, sempre più alte, e mai un crollo. Madonna, osteggiata giusto lo scorso anno dai maschilisti che la consideravano muffita per cantare e ballare riproponendo ad libitum il provocatorio sex appeal con cui sfondò da giovane, proprio in questi giorni è stata fatta a pezzi per il cedimento, umanissimo, al concerto in cui si è presentata ubriaca e piangente perché il figlio ha scelto di vivere col padre. Essere Wonder Woman, quel «superuomo femminile, la cui forza è nella potenza», non è la cosa giusta.

di Gemma Gaetani

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