Libero logo
Dalla moda alla Luna: Prada veste il futuro
domenica 14 giugno 2026

Dalla moda alla Luna: Prada veste il futuro

Cover del blog
Daniela MastromatteiDaniela Mastromattei è caposervizio di Libero dove si occupa di attualità, moda e costume, adesso anche "in prestito" alla politica. Ha cominciato a fare la giornalista al quotidiano Il Messaggero, dopo un periodo a Mediaset ha preferito tornare alla carta stampata
3' di lettura

Quando si pensa a Prada vengono in mente le passerelle, il design, il lusso. Difficilmente si immagina una tuta spaziale destinata a riportare l’uomo sulla Luna. Eppure è esattamente quello che sta accadendo. A New York, nella sede di SoHo del gruppo milanese, è stato presentato il nuovo Liquid Cooling and Ventilation Garment (LCVG), lo strato interno della tuta spaziale sviluppata da Axiom Space per le future missioni lunari della Nasa. Un capo invisibile agli occhi del pubblico, destinato a rimanere nascosto sotto i livelli protettivi della tuta, ma fondamentale per la sopravvivenza degli astronauti. Dietro questo progetto c’è una storia che racconta molto dell’Italia migliore: quella che investe, sperimenta e trasforma la creatività in tecnologia.

“Spesso fai delle scelte per passione e per spingerti sempre più avanti”, ha spiegato Lorenzo Bertelli, Chief Marketing Officer e Head of Sustainability del Gruppo Prada, ricordando come tutto sia nato dalla stessa curiosità che negli anni Novanta spinse l’azienda a sviluppare materiali innovativi per Luna Rossa. Una passione che si è trasformata in ricerca industriale. “In questi anni abbiamo investito oltre un miliardo”, ha ricordato Bertelli. Oggi quei materiali, quelle competenze e quelle tecniche di progettazione tridimensionale non servono più soltanto per vincere una regata o creare una sneaker iconica. Servono per affrontare uno degli ambienti più ostili conosciuti dall’uomo.

La Luna non concede errori. Al Polo Sud lunare la differenza di temperatura tra una superficie esposta al Sole e una in ombra può superare i 200 gradi centigradi. Non esiste atmosfera. La regolite, la polvere che ricopre il terreno, è composta da particelle affilate come frammenti di vetro. In questo contesto il LCVG diventa la prima linea di difesa dell’astronauta. “La tuta spaziale è una navicella per una persona”, ha spiegato Russell Ralston, responsabile dello sviluppo dei veicoli spaziali di Axiom Space. È questo strato interno a far circolare acqua fredda lungo i principali gruppi muscolari, a portare ossigeno fresco verso il volto e a rimuovere l’anidride carbonica. È il sistema che permette agli astronauti di lavorare per otto o dieci ore consecutive in un ambiente che non perdona distrazioni. Se qualcosa si guasta, entra in funzione un circuito di emergenza.

L’ingegneria, nello spazio, non conosce improvvisazioni. La collaborazione tra Prada e Axiom rappresenta però qualcosa di ancora più importante del singolo prodotto. È il simbolo di un nuovo modello industriale. “Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme”, ha ricordato Jonathan Cirtain, Ceo e presidente di Axiom Space, citando un proverbio africano. Una frase che sintetizza perfettamente la nuova economia spaziale.  Non più grandi organizzazioni chiuse e autosufficienti, ma reti di competenze che collaborano. Aziende tecnologiche, startup aerospaziali, centri di ricerca, università e persino marchi della moda che mettono a disposizione il proprio know-how per affrontare sfide che nessuno potrebbe vincere da solo. In fondo è proprio questo l’aspetto più sorprendente della vicenda. Per decenni l’industria del lusso italiana è stata raccontata quasi esclusivamente come un’eccellenza estetica. Oggi dimostra di poter essere anche un laboratorio avanzato di innovazione applicata. Le competenze sviluppate per una barca da regata diventano tessuti ad alte prestazioni. I tessuti diventano componenti tecnici. I componenti tecnici finiscono dentro una tuta spaziale.

La filiera dell’eccellenza diventa filiera dell’innovazione. I tempi, intanto, corrono veloci. Axiom consegnerà il prototipo alla NASA entro la fine dell’anno per i test di qualificazione e l’addestramento degli astronauti. Le missioni Artemis rappresentano il più ambizioso programma di esplorazione spaziale degli ultimi decenni e segnano il ritorno dell’uomo sulla Luna a oltre mezzo secolo dall’epopea Apollo.  Quando i prossimi astronauti poseranno nuovamente i piedi sul suolo lunare, tra il loro corpo e il vuoto cosmico ci sarà anche un pezzo di ricerca italiana.  Un dettaglio apparentemente marginale. Ma spesso il futuro inizia proprio così: da un indumento che nessuno vedrà mai e che, proprio per questo, può cambiare tutto.