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Scuola, figlio positivo al coronavirus e genitori separati: come si fa?

Marzia Coppola
Marzia Coppola

Avvocato matrimonialista, educata alla resilienza e alla libertà. Laureata in Italia e in Francia, ho continuato gli studi per diventare anche avvocato della Sacra Rota. Lavoro con l'Avv. Annamaria Bernardini de Pace e mi occupo di diritto di famiglia a 360 gradi (e più!). Convinta che anche dalla relazione peggiore si possa imparare qualcosa.

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L’argomento emergenza sanitaria/scuola continua a essere fonte di discussioni e incongruenze. E se le discussioni emergono tra Stato e cittadini, tra mamma e papà sposati, non è difficile immaginare che cosa possa succedere quando i genitori sono separati. 

In ogni caso, e al di là delle incomprensioni e delle considerazioni personali, è importante che i genitori (a maggior ragione se separati/divorziati) sappiano come comportarsi quando il figlio è positivo al test Covid. Come proteggerlo? Quali mezzi fornisce lo Stato per gestire il momento?  Come noto, in caso di minore affetto da coronavirus il bambino dovrà rimanere a casa, in quarantena. Ci si domanda allora se il genitore non collocatario, durante questi giorni, debba interrompere il diritto di visita con il figlio. Naturalmente sì, il diritto di visita si interrompe perché se il minore è in quarantena non può uscire da casa ed è indispensabile, per qualche tempo, “comprimere” il diritto di visita dell’adulto per lasciar spazio alla tutela della salute. 

Allo stesso modo, è necessario rispettare questo principio in caso di minore obbligato a stare in quarantena anche se non è positivo, ma è stato a contatto con un compagno di classe che, invece, lo è.  

L’altro importante problema al quale dare risposta è di natura molto più pratica: come gestire la giornata del figlio (che magari ha bisogno di assistenza) a casa? Certamente lo smart working sarà la soluzione migliore. Ma se non è praticabile come fare? Magari, se mamma e papà sono separati, il genitore collocatario che non può svolgere il lavoro a casa, potrà domandare all’altro (se ha flessibilità lavorativa) di tenere il figlio con sé per tutto il periodo di quarantena. Se neanche questa soluzione è percorribile allora si può domandare il congedo parentale per causa Covid.  Il congedo, al momento, è stato confermato fino al 31 dicembre, può essere richiesto più di una volta, non può essere domandato da entrambi i genitori contestualmente e garantisce un’indennità del 50% della retribuzione. Ciò che non subirà alterazioni, invece, è la crescita dell’anzianità contributiva. 

Per poter godere del congedo familiare, inoltre, è necessario essere lavoratore dipendente, avere la medesima residenza anagrafica del figlio e, comunque, il minore non deve aver superato i 14 anni di età. Da questo punto di vista, quindi, il genitore non collocatario (che, quindi, non ha la medesima residenza del minore) non potrà goderne per una mera questione “formale”.  Per quanto riguarda, infine, il periodo di concessione del congedo parentale questo coincide con la durata di quarantena disposta dal provvedimento del Dipartimento di prevenzione della ASL territorialmente competente. 

di Avv. Marzia Coppola
[email protected]
Studio legale Bernardini de Pace
 

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