CATEGORIE

Come un cavallo appeso al soffitto: la storia dell'arte contemporanea è un romanzo

Il romanzo postmoderno di Nicolas Ballario: un viaggio nel mondo dell’arte contemporanea tra realtà, satira e finzione
di Nicoletta Orlandi Posti giovedì 5 novembre 2026

3' di lettura

La prima storia dell'arte contemporanea in forma di romanzo l'ha scritta Nicolas Ballario con l'obiettivo dichiarato di toglierle quell’aura da club esclusivo che si porta dietro e che la fa essere respingente per chi non fa parte del suo mondo. Il libro si intitola "Come un cavallo appeso al soffitto" (Mondadori) e racconta le fatiche di un giovane giornalista precario, spedito dalla rivista Controcampo a seguire gli allestimenti della Biennale di Venezia. Ovviamente, essendo un romanzo, la Biennale raccontata è immaginaria, gli episodi sono verosimili, alcuni incontri impossibili. Gli artisti invece sono reali, così come le opere di cui parla, con il risultato che Ballario racconta il Novecento e l'arte di oggi senza la pesantezza di un saggio e senza seguire la cronologia di un manuale.

Il protagonista, che non ha un nome, dorme in una stanza squallida a Mestre e si imbuca agli opening con un badge intestato a Maurizio Cattelan. Per ripicca verso il mondo che attraversa come uno sgangherato David Foster Wallace, apre un profilo Instagram dal nome inequivocabile, Cucù, dove svela scoop, scandali e pettegolezzi. Il libro comincia all’alba, a pochi giorni dall’apertura, con lo stesso Cattelan bloccato in un piazzale nel tentativo di far scendere un asino vero da un furgoncino. Da lì inizia una storia in cui gli artisti si presentano nelle situazioni più improbabili. Una turista inglese finisce nel Vantablack di Anish Kapoor, un nero così profondo da rendere difficile distinguere la superficie sulla quale viene applicato. L'incidente ha un precedente reale, ripreso e trasformato da Ballario per il romanzo. Un altro incontro, quello del protagonista con Yoko Ono, è ispirato a come l'artista conobbe John Lennon nel 1966. Ha fatto qualcosa di simile con Loredana Bertè e Madonna. In un'intervista la cantante italiana raccontava che Madonna le aveva rubato un giubbotto; nel romanzo Bertè glielo presta e la popstar americana se lo tiene. Il giovane cronista assiste anche a un improbabile dialogo tra Mark Rothko e Michelangelo Antonioni. Ma non solo. Nella Biennale immaginaria di Ballario compaiono anche Louise Bourgeois, Damien Hirst, Cindy Sherman, Robert Mapplethorpe e Andy Warhol, passano Miuccia Prada e David Byrne, leader dei Talking Heads. 

Nel romanzo, poi, ci sono anche personaggi che vengono fuori assemblando il peggio di persone reali. È il caso del capo del protagonista, tossico per vocazione, che approfitta della propria posizione per ottenere favori e va in giro a raccontare di essere un grande amico di Cattelan. Durante un incontro pubblico va incontro al noto artista e gli stringe la mano. «Piacere, Maurizio», si sente rispondere. La figuraccia è successa davvero: l'autore era presente e non ha potuto fare a meno di scriverla. Del resto Ballario - giornalista, divulgatore e curatore - conosce bene questo mondo dove esistono parecchi individui così, che attaccano gli altri per tornaconto e non perché abbiano una posizione critica, mossi da pettegolezzo, frustrazione e dalla convinzione che parlar male del vicino faccia apparire più intelligenti.

Addio a Toscani, una vita di immagini tra provocazioni e colpi di genialità

«Sono un fotografo, non un artista». Lo sottolinea spesso, anzi sempre, infastidito dalle regole conformiste...

Anche qualcosa dell'autore, ovviamente, è finito nel libro. Nato a Saluzzo nel 1984, cresciuto in una famiglia operaia, Ballario ha studiato fotografia e a ventidue anni ha cominciato a lavorare con Oliviero Toscani. Al protagonista del romanzo ha prestato alcune difficoltà economiche e il desiderio di farsi strada in un ambiente che, da fuori, sembrava irraggiungibile. Anche Cucù viene dalla sua esperienza: era il nome di un'iniziativa di Toscani ed Elio Fiorucci, riutilizzato con il permesso del fotografo. Il cavallo del titolo rimanda a "Novecento" di Cattelan, l'animale tassidermizzato sospeso al soffitto, mentre l'immagine di copertina capovolta anticipa il gusto dell'autore per il paradosso. Davanti a un'opera del genere si può restare perplessi, discutere, perfino irritarsi. Per conoscerla, però, occorre almeno concederle il tempo di uno sguardo.
Ed è proprio questo l'obiettivo del romanzo: avvicinare all'arte contemporanea persone che abitualmente la evitano. Nicolas Ballario spera che chi leggerà "Come un cavallo appeso al soffitto" capisca che l’arte contemporanea non ha niente di incomprensibile e magari, dopo averlo finito, senta la curiosità (se non il bisogno) di andare a cercare chi è Rothko, Hirst o Cindy Sherman.

Venerdì 6 novembre a Palazzo Bonaparte a Roma
Nicolas Ballario presenta "Come un cavallo appeso al soffitto"
insieme a Costantino D’Orazio, Michela Giraud, Maria Onori, Rancore e Iole Siena

tag
arte contemporanea
nicolas ballario

Artivismo Bestiario contemporaneo dei mostri interiori di una generazione

Artivismo Chiharu Shiota. Il filo invisibile dell’anima

Maestro Arnaldo Pomodoro è morto: addio a un gigante dell'arte del Novecento

Ti potrebbero interessare

Bestiario contemporaneo dei mostri interiori di una generazione

Nicoletta Orlandi Posti

Chiharu Shiota. Il filo invisibile dell’anima

Nicoletta Orlandi Posti

Arnaldo Pomodoro è morto: addio a un gigante dell'arte del Novecento

Jago, natura morta con armi: all'Ambrosiana l’invettiva silente di una civiltà implosa

Nicoletta Orlandi Posti

Bestiario contemporaneo dei mostri interiori di una generazione

Monsters è una parola che evoca creature deformate, presenze venute da un altrove oscuro. Il mostro, nella sua ve...
Nicoletta Orlandi Posti

"Il legame covalente", Smeriglio trasforma in noir civile il dolore di un chimico

Si intitola Il legame covalente il nuovo libro di Massimiliano Smeriglio (Mondadori): un romanzo costruito come un lungo...
Nicoletta Orlandi Posti

Come Gramsci e San Paolo: odiare per non essere indifferenti. La lezione di Michela Murgia

L’odio è uno dei pochi tabù rimasti in piedi: più del sesso, più della morte. Lo si no...
Nicoletta Orlandi Posti

Le ’Ntuppatedde di Sant'Agata, donne velate e libere

È difficile immaginare che nella Sicilia dell'Ottocento le signore potessero “andare tra i cittadi...