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Complimenti per la trasmissione

"Monty" Montemagno
campione tv a sua insaputa

Il successo strabiliante dell'economia raccontata via social

18 Ottobre 2018

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Il vecchio zio Monty

Marco Montemagno al lavoro

Segnali -tutt’altro che impercettibili- per capire, in pochi secondi, quando il tuo capo è un incompetente. “Primo, quando vedi che il capo non ha mai torto; secondo, quando mente; terzo, quando crede subito nei tuoi difetti e mai nei tuoi pregi; quarto, quando si prende il merito del tuo lavoro, privatizza gli utili e socializza le perdite”.

Questa illuminata lezione di vita lavorativa promana da Marco Monty Montemagno. Ossia da un quarantaseienne milanese, simpaticamente rasato col fisico nevrile, che vive a Brighton. Avvocato mancato con la capacità strategica e la velocità del campione di ping pong (lo è stato veramente), Monty produce dei video -postati ogni giorno- su Facebook e Youtube che arrivano a fare 24 milioni di utenti. Monty me lo ricordo, giovanissimo, dai tempi di SkyTg24 dove, con straordinaria faccia di tolla alla Larry King, fu il primo a cavalcare le praterie del web in un programma, Reporter diffuso, che divenne un oggettino di culto. Era prima che diventasse amico dei giganti della tecnologia da Negroponte a Jobs, a Bezos. Oggi la sua opinione è uno dei format tv più visti al mondo. Io non so davvero come faccia, Ma che parli di “Chi comanda il mondo?” citando Chomsky, o dei fetenti hackers che gli hanno scippato l’identità in Rete, o del vapore acqueo degli influencer alla Ferragni o alla Kim Kardashian trasformato in oro sonante; be’ Monty è in grado di catalizzare l’attenzione del cobra davanti al fachiro, o di mio figlio piccolo davanti alle figurine dei Pokemon. Il suo allure è assolutamente innaturale.

Ciò che fa è semplicemente cesellare i suoi pensieri sullo scibile digital-finanziar-economico davanti a una libreria metafisica. Ma il taglio della sua narrazione è come lo spin di una palla da football.  Spiega il segreto di Starbucks e della sua presenza “ovunquifera” al mondo con “lì il caffè è cool, quando pigli la tazza ti senti Brad Pitt che gira per New York, e diventi un evangelista di Starbucks, non è che se prendi un caffè a Milano e ti porti via la tazzina sia la stessa cosa…”. Evoca la spiatatezza di Amazon e ti spara: “Se inizi un’attività la domanda è: sarà più veloce Amazon a cuccare il tuo mercato o sarei più veloce tu a spostarti?”. Dei tuttologi improvvisati afferma il diritto ad avere un’opinione ma, se non hai competenza, non il diritto di sparare minchiate a raffica e di pretendere di avere ragione. Mi sono fatto due conti d’audience. E il personaggio-video che, dopo Fiorello, rappresenta l’evoluzione della specie. Solo che ancora non lo sa…

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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