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Le farfalle di Fukushimanon hanno più le alie non vedono più

I lepidotteri hanno subito pesanti mutazioni genetiche dopo l'incidente nucleare dello scorso anno

Nicoletta Orlandi Posti
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  Ali più piccole e malformazioni agli occhi. Sono le farfalle di Fukushima, che hanno subito pesanti mutazioni genetiche dopo l'incidente nucleare dello scorso anno. Le mutazioni genetiche, ha dichiarato Joji Otaki, professore associato all'Università Ryukyu di Okinawa, il cui studio è stato pubblicato su Nature, sono state trovate in tre generazioni di farfalle vicine all'impianto di Fukushima, sollevando timori che le radiazioni potrebbero aver generato mutazioni anche in altre specie. Circa il 12 per cento delle farfalle azzurre esposte quando erano larve al disastro nucleare hanno presentato anomalie, come ali più piccole e occhi danneggiati. Gli insetti sono stati fatti accoppiare in laboratorio, e il 18% della prole presenta problemi simili, cifra che è salita al 34 per cento nella terza generazione di farfalle.  I ricercatori hanno anche raccolto altre 240 farfalle a Fukushima nel settembre dello scorso anno, sei mesi dopo il disastro. Anomalie sono state registrate nel 52 per cento di esse, ha detto Otaki all'agenzia France Presse. "Abbiamo raggiunto la ferma conclusione che le radiazioni rilasciate dalla centrale di Fukushima abbiano danneggiato i geni delle farfalle", ha detto Otaki. Un allarme anche per gli esseri umani? Secondo lo scienziato è troppo presto per saltare alle conclusioni: i risultati della sua equipe sulle farfalle di Fukushima non possono essere direttamente applicati ad altre specie, incluso l'uomo. Per questo serviranno altri studi di follow-up, compresi test analoghi su altri animali. Kunikazu Noguchi, professore associato di protezione radiologica al Nihon University School of Dentistry, ha dal canto suo ribadito che sono necessari più dati per determinare l'impatto dell'incidente nella centrale nucleare giapponese sugli animali in generale. "Questo è solo uno studio", ha detto Noguchi. "Abbiamo bisogno di più studi per verificare il quadro complessivo dell'impatto sugli animali".  

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