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Pietro Senaldi: "Vietato tutelarci dai migranti col coronavirus. Vergogna Lamorgese, perché ha ragione Musumeci"

Pietro Senaldi
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L'uomo della settimana si chiama Nello Musumeci. Fa il governatore della Sicilia ed è alle prese con centinaia di immigrati irregolari sbarcati sull'isola con il Covid-19. I poveretti sono stipati in centri di raccolta profughi che somigliano a dei lazzaretti, dove gli ospiti vivono in condizioni sanitarie indegne e si contagiano l'uno con l'altro. Non è un caso se ieri in Sicilia, su 65 nuovi positivi, 58 erano clandestini rinchiusi nel lager di Lampedusa. Per questo il presidente della Regione ha emesso un'ordinanza che, a partire da oggi, impone la chiusura delle strutture d'accoglienza e ha chiesto ai prefetti siciliani di darvi esecuzione. Il ministero dell'Interno è intervenuto affermando che la gestione della sicurezza sanitaria è competenza del governo e Musumeci si appresta a ricorrere alla magistratura, sollevando il conflitto di poteri dello Stato, perché la sua disposizione venga attuata. La vicenda ha parecchi aspetti di notevole gravità che evidenziano le lacune del governo Conte, che al solito rivendica per sé poteri che non sa gestire, crea il danno e lascia agli enti locali la patata bollente in mano. Vediamo i peccati a uno a uno, sottolineando che, nello scontro Sicilia-Stato, mentre il governatore ha tenuto una conferenza stampa, la Lamorgese non ha neppure messo la faccia, lasciando trapelare la sua posizione sotto l'ambigua dicitura "fonti del Viminale". Come a dire, mi oppongo per dovere di squadra, ma non mi espongo; e d'altronde c'è da capirla, Conte l'ha piazzata su una pratica incandescente senza darle aiuto né un orizzonte, solo perché gli serve un parafulmine.

 

 

 

Esecutivo ideologico - I consulenti sanitari dell'esecutivo quotidianamente lanciano allarmi terrorizzanti sull'arrivo di una seconda ondata di contagi, chiedendo alle Regioni collaborazione per arginarli. Circa il 5% dei nuovi positivi sono clandestini appena sbarcati. Non è una percentuale mostruosa, ma potremmo risparmiarcela, anche perché capita che i poveretti, ricoverati in strutture inadeguate, si ammalino sempre di più e che alcuni di essi si diano alla macchia, propagando il virus. Basterebbe fare come gli altri Paesi: chiudere le frontiere agli immigrati, tanto più che oggi non arrivano profughi in fuga dalle guerre bensì persone che si spostano per motivi economici, in cerca di fortuna. In Sicilia i centri d'accoglienza sono come le discoteche in Sardegna o in Emilia-Romagna, ossia i principali luoghi del contagio. Solo una scelta ideologica impedisce che essi vengano chiusi, come invece vorrebbe la logica. Con le piste da ballo, l'esecutivo aveva dato la possibilità alle regioni di serrate preventive, e infatti la governatrice calabrese Santelli provvide prima di Ferragosto, salvando le proprie località turistiche dal contagio. Dagli immigrati infetti invece è vietato tutelarsi. Il Viminale, per zittire Musumeci, fa sapere che esclusivamente il governo ha competenza su sanità e pandemia. Si sentono le unghie della ministra Lamorgese grattare sul vetro. Sul Covid il premier gioca a scaricabarile. Vuol decidere tutto, ma se qualcosa poi non va punta il dito sulle Regioni. Ne sa qualcosa la Lombardia, alla quale Conte ha rimproverato di non aver fatto la zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, salvo poi risultare dal rapporto desecretato sulla vicenda che di fatto glielo aveva impedito. In Sicilia la musica è la stessa. Da cinque mesi Palazzo d'Orleans lancia l'allarme sugli sbarchi di irregolari infetti e l'esecutivo se ne è sempre fregato. Per tutta la clausura il solo modo di arrivare sull'isola ed essere accolto, per di più con la benedizione del premier, è stato giungervi da clandestino. Oggi abbiamo le frontiere chiuse a chi giunge da nazioni a rischio ma i porti aperti per chi proviene dai campi libici dove germoglia il Corona, la cui gestione, una volta che il virus è sbarcato in Trinacria, cade tutta sulle spalle di Musumeci, malgrado le competenze sanitarie rivendicate dal governo.

Soluzioni assenti - Il punto principale infatti è proprio questo. La ministra Lamorgese dice che sulla pandemia decide lei, ma nessuno al momento ha capito che cosa abbia in testa. Se ha lei il potere, è sua responsabilità se i centri immigrati sono diventati un lazzaretto ed è suo compito trovare una soluzione, che al momento non è neppure alle viste. Il governo non può pretendere che Musumeci, come gli altri presidenti di Regione, assistano senza batter ciglio alla disastrosa gestione dei clandestini contagiati che avviene nelle loro terre. In particolare la Sicilia poi è, tra le cinque regioni a statuto speciale, quella alla quale lo Stato, per ragioni storiche, ha riconosciuto maggiore autonomia. Un privilegio che all'Italia costa una quindicina di miliardi di soldi pubblici trasferiti a babbo morto. Ma pare, secondo il governo, che l'autonomia sicula sia solo di spesa e salasso, non decisionale. La questione è che sull'immigrazione selvaggia la maggioranza giallorossa non transige. Essa è uno dei valori fondanti del governo Conte e difendere i diritti dei clandestini a sbarcare è prioritario rispetto anche alla tutela della salute dei cittadini, oltre che degli immigrati stessi, che il governo espone senza cura al rischio contagio. La Lamorgese avoca a sé questione migratoria e questione sanitaria non per risolverle ma al solo scopo di privilegiare la prima sulla seconda. Tant' è che un greco o un croato positivi oggi non possono venire in Italia mentre un africano senza documenti sì. Agli occhi di Conte, che si è autoproclamato avvocato del popolo per poi tirare la Costituzione di qua e di là come la pasta della pizza a proprio uso e consumo, neppure i contagiati hanno gli stessi diritti.

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