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Destra e sinistra, cattolici rimasti senza rappresentanza: "Il Pd li snobba, Salvini pensa ai rosari"

Corrado Ocone
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La frattura fra laici e cattolici ha attraversato la storia dell'Italia Unita, fino a trovare una sistemazione chiara nel secondo dopoguerra con la Repubblica. Il partito cattolico che nacque sul tronco di quello Popolare di don Luigi Sturzo, e cioè la Democrazia Cristiana, riuscì non solo a rappresentare un po' tutte le anime di quel variegato mondo ma anche a porsi, per questa sua natura, al centro dello Stato. Non che cattolici non militassero anche in altri partiti, compresi quelli di sinistra, ma essi rappresentavano gruppi minoritari in rotta di collisione, più o meno aperta, con la Chiesa di Roma. Con la fine della prima Repubblica quell'assetto, che aveva permesso all'Italia di stare ancorata al mondo libero e atlantico, venne meno. Ccon l'affermarsi del bipolarismo, ci fu fra i cattolici chi andò da una parte echi dall'altra. Per come si era però sviluppata la vicenda dei cattolici in politica in Italia, il nucleo forte del vecchio partito si trovò presto alleato con gli eredi del Partito Comunista, quasi a rappresentare la continuità con il mondo di prima venuto giù sotto la scure di Mani Pulite. Non che Forza Italia non imbarcasse anche tanti cattolici ed ex dc, ma per lo più essa faceva riferimento ad un cattolicesimo liberale e liberista, conservatore, che in Italia era stato quasi sempre, e continuava ad essere, marginale. Romano Prodi, ex dc, rappresentò il simbolo stesso di questa liaison dangereuse. Egli coniò l'espressione di "cattolici adulti" per giustificare posizioni politiche non in linea con la dottrina della Chiesa di Roma ma che l'adesione all'universo progressista e l'alleanza con gli ex comunisti imponevano. Per tutti gli anni della cosiddetta seconda Repubblica, cioè fino al secondo decennio di questo secolo, il tema della rappresentanza dei cattolici in politica ritornò spesso sui tavoli di dibattito. Ci si chiedeva, in particolare, se fosse meglio garantirla lavorando per la nascita di una nuova Dc; oppure con una presenza capillare e agguerrita di politici cattolici sparpagliati un po' dappertutto.

Partito unico o diaspora - Fino a che il tema non sparì del tutto dal dibattito, trattato come un non problema. Sintomatica è stata l'evoluzione del Pd, il quale praticamente oggi non usa nemmeno più quell'occhio di riguardo che aveva fino a ieri verso il Vaticano quando si tratta di assumere posizioni fortemente identitarie sui temi della vita, tali da essere in rotta di collisione con la dottrina (oltre che con il buon senso). Le obiezioni dei vescovi alla proposta di Legge Zan sulla cosiddetta omotransfobia sono state platealmente ignorate da Enrico Letta, che più che un allievo di Prodi, e quindi un cattolico adulto, si è dimostrato in questo caso semplicemente un politico indifferente alle istanze cattoliche. Che il testimone sia passato di mano, alla destra, non è possibile dirlo. Certo, la destra in questi ultimi anni si è dichiarata spesso cristiana, e a volte ha persino brandito platealmente i simboli religiosi inserendoli in una più generale visione del mondo conservatrice se non proprio tradizionalista. L'impressione è che però quell'Italia cattolica profonda, aperta ma anche ben salda nelle proprie radici, solidale ma senza ideologismi, che si ritrova la domenica davanti al sagrato delle mille chiese e agisce quotidianamente con il buon senso del cristiano semplice nella propria comunità di quartiere o di campagna, viva con profondo disagio questa fase politica. E forse si chiede se ci sia ancora spazio per una politica di prossimità in un mondo in cui predominano le tecnocrazie e, dal lato opposto, ogni sorta di velleitarismo. Forse è proprio da questo humus nascosto ai riflettori centrali, che si può cominciare a ricostruire dal basso quella gamba liberale e pragmatica di cui il centrodestra ha bisogno per essere credibile e poter governare. Con Letta e il Pd che inseguono altri lidi, spesso immaginari, si potrebbe a ragione chiedersi: "se non ora, quando?".

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