(Adnkronos) - Nel corso delle indagini sono stati accertati episodi di estorsione che sarebbero attribuibili all'imprenditore in odor di mafia. Significativo quello realizzato unitamente ad altro esponente della criminalita' organizzata, attualmente detenuto in carcere per scontare una condanna per 416-bis, nel quale entrambi avevano imposto ad un bar di Palermo, "con metodi tipici dell'intimidazione di stampo mafioso, l'acquisto di caffe' commercializzato da una delle societa' sequestrate, nonostante il prodotto fosse di qualita' inferiore rispetto ad altri presenti sul mercato ed il prezzo non certo il piu' conveniente". Il ruolo di spicco, quale imprenditore nel settore del caffe', ricoperto dal titolare delle societa' poste sotto sequestro e' stato altresi' evidenziato da alcuni collaboratori di giustizia che lo hanno indicato come soggetto che ambiva a diventare, ad ogni costo, il leader incontrastato nella fornitura del caffe' presso gli esercizi commerciali di Palermo. Infine, nel corso delle indagini e' stato possibile appurare l'elevato tenore di vita condotto dal titolare delle societa' sequestrate e dalla sua famiglia nonostante gli esigui redditi dichiarati al Fisco, a comprova del pieno coinvolgimento dello stesso nella gestione delle attivita' imprenditoriali oggi sottoposte a sequestro. I finanzieri stanno verificando se vi sono altri bar, ristoranti ed esercizi commerciali che hanno dovuto loro malgrado acquistare il caffe' dalle aziende del responsabile, tenuto conto, tra l'altro, che dopo la sua scarcerazione (avvenuta nel dicembre 2006) i propri clienti, in un solo anno, sono aumentati del 300% e che da quel momento, fino ad oggi, l'espansione della sua attivita' nel mercato del caffe' non ha conosciuto soste.




