Milano, 9 mag. (Adnkronos) - Era il novembre del 1991 quando Primo Greganti, l'uomo che aveva alle spalle una lunga carriera nella tesoreria del Pci torinese per poi diventare un funzionario 'particolare' dell'amministrazione di Botteghe Oscure, comprò un appartamento a Roma, in via Tirso, per un miliardo e mezzo delle vecchie lire. Una somma consistente prelevata in parte dalle mazzette destinate al Pci-Pds nell'ambito della partita sugli appalti Enel. A questo episodio fa riferimento oggi Massimo D'Alema che al salone del Libro di Torino ha commentato gli arresti eseguiti ieri a Milano nell'ambito dei presunti illeciti commessi per gli appalti Expo. Parlando di Greganti, D'Alema ha ricordato di come avesse utilizzato tangenti chieste per il Pci-Pds per comprarsi una casa, eppure, ha sottolineato "continua a vivere una visione leggendaria" anche se, ha aggiunto "basterebbe sfogliare gli atti giudiziari per uscire dalla leggenda". Il 'capitolo' legato all'appartamento di Greganti è emerso nel corso delle indagini di Mani Pulite. Quei soldi, accertarono gli inquirenti, il 'compagno G' li aveva 'sottratti' dalla cosiddetta 'provvista Panzavolta', cioè dai versamenti effettuati per i partiti da Lorenzo Panzavolta, amministratore della Calcestruzzi di Ravenna, plenipotenziario di Raul Gardini per il settore dell'edilizia. (segue)



