(Adnkronos) - In questo quadro si inseriscono secondo il presidente dell'Ordine dei medici le ripetute aggressioni di cui il mondo sanitario pugliese e' stato vittima negli ultimi anni e che, come sta affiorando dalle denunce presentate dalla stessa Paola Labriola e dai suoi colleghi, avevano riguardato anche il centro di salute mentale di via tenente Casale al quartiere Liberta' di Bari dove la vittima lavorava. Intanto gli investigatori ipotizzano che l'assassino, Vincenzo Poliseno, 44 anni, possa aver scatenato la sua tremenda furia omicida (una cinquantina di coltellate) forse dopo una risposta negativa di fronte alla pretesa di un certificato che gli permettesse di ottenere un sussidio o qualche altro tipo di sostegno economico. Anelli chiede che "si ricerchino le responsabilita' di questa catastrofe e che anche la Regione, indipendentemente dagli accertamenti che portera' avanti la magistratura, proceda con un'indagine per verificare che tutte le procedure in tema di sicurezza dei lavoratori siano state poste in essere. Sarebbe utile, ad esempio, conoscere cosa e' stato fatto - continua Anelli - per la prevenzione degli episodi di violenza sugli operatori sanitari, cosi' come previsto dalle raccomandazioni in materia emanate dal Ministero della Salute. Appare inverosimile - attacca Anelli - l'atteggiamento degli amministratori della Asl di Bari, che a distanza di 15 giorni dall'omicidio della povera dottoressa Labriola nel corso dell'incontro con le organizzazioni sindacali dei medici non sentano il bisogno di discutere con i rappresentanti dei lavoratori il tema della sicurezza delle sedi di guardia medica e non siano in grado di fornire loro informazioni sulle attivita' svolte dalla Asl per mettere in sicurezza queste sedi".




