Alla base di teocrazia c’è il greco theokratía, composto da theós (‘dio’) e da un derivato di kratós (‘potere’, ‘dominio’, ‘comando’). La parola, alla lettera, significa dunque ‘governo divino’. Tutti i dizionari italiani, anche i più accreditati, risalgono al massimo al 1700 per l’anno di prima attestazione di teocrazia.
La voce è in realtà già documentata nel 1683, qualche anno dopo il francese théocratie (1679), in un testo religioso pubblicato senza indicazione della città di edizione: «che si può concepir di più ammirabile di quel che la Teocrazia Mosaica aveva stabilito, ove il tutto si faceva col Conseglio di Dio, tutt’il Popolo rendeva conto a Dio di tutto ciò che faceva, diceva, e pensava?» (Li veri e sicuri modi politici e morali per la conversione di tutti gl’eretici con gli avvisi ed espedienti salutari per la riforma della Chiesa, divisi in due parti, p. 509). Antonio Genovesi (1713-1769) avrebbe spiegato così la differenza fra una teocrazia assolutistica e una teocrazia popolare: «o si dichiara Dio essere il supremo re della repubblica, ed il sommo Pontefice il suo primo ministro; ed è una specie di monarchia sacerdotale. Tal fu la divina teocrazia ebrea, e nel principio dell’imperio Maomettano il dispotismo di Maometto. O il popolo ritiene il suo diritto indipendente, esercitandolo però a nome della Divinità, come fecero gli Ateniesi dopo la morte di Codro: ed il governo è da dirsi popolare» (Della diceosina o sia della filosofia del giusto e dell’onesto, 1766).
Dalla prospettiva del filosofo ed economista campano la prima è dunque una forma di governo in cui chi esercita il potere in nome di Dio è un sovrano assoluto, nella seconda detiene invece quel potere un’intera popolazione. Nell’Ottocento Vincenzo Gioberti, nella Teorica del sovranaturale (1838), avrebbe distinto la teocrazia dalla clerocrazia: «Chiamo clerocrazia, e non teocrazia, giusta l’uso moderno, il governo politico dei preti, perché il secondo vocabolo esprime il governo politico di Dio, il quale mi pare assai diverso dall’altro, e non ebbe luogo, che io mi sappia, se non presso gli Ebrei, in un’epoca determinata della loro storia».




