CATEGORIE

Andrea Pazienza, il fumettista che inseguì il male a colpi di pennarello e ironia

A 70 anni dalla nascita, L’Aquila dedica una mostra con inediti al disegnatore le cui tavole, all’apparenza caotiche, rivelano lo sforzo di dare un ordine alla vita
di Andrea Camprincoli giovedì 15 gennaio 2026

3' di lettura

Il ghigno di Zanardi come antipasto per un 2026 che vedrà l’Aquila Capitale della italiana della Cultura (inaugurazione sabato 17 gennaio alla presenza del presidente Sergio Mattarella e del ministro Alessandro Giuli). Nella sede locale del MAXXI, infatti, fino al 6 aprile – data oltremodo simbolica per il capoluogo abruzzese, duramente colpito dal terremoto del 2009 – è in scena la mostra Andrea Pazienza. La matematica del segno, a cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti. Non solo una celebrazione del mitico fumettista di San Benedetto del Tronto (1956-1988) nel settantesimo anniversario della nascita, ma anche uno scavo nel suo laboratorio creativo, a partire dagli anni della formazione e dal suo profondo legame con l’Abruzzo. Per illustrare come, anche nelle opere più complesse e apparentemente caotiche del grande Paz, ci sia sempre un preciso filo rosso, un sistema calibrato in ogni dettaglio, un alfabeto modulato di continuo. Nelle 15 sale di Palazzo Ardinghelli sono raccolti e organizzati per nuclei tematici e cronologici oltre 300 lavori, alcuni dei quali mai esposti in precedenza, tra disegni infantili, tavole a china e composizioni ad acquerelli e pennarelli. A parte, poi, una sezione, a cura di Fanny Borel, è dedicata al Laboratorio Comune d’Arte Convergenze di Pescara, fondato e guidato da Giuseppe D’Emilio, protagonista della scena artistica della città adriatica dal 1973 al 1981, sede di mostre, concerti jazz, performance e dibattiti.

Figlio di due insegnanti, Enrico Pazienza (docente di educazione artistica) e Giuliana Di Cretico (docente di educazione tecnica), il piccolo Andrea – che vediamo anche soffiare le candeline o giocare al parco in alcuni video in bianco e nero girati in Super 8 e trasferiti su digitale - dimostra subito il proprio talento, disegnando su album, quaderni e fogli sparsi storie illustrate, personaggi bizzarri, oggetti fantastici, animali domestici ed esotici. Ma la svolta arriva con il trasferimento a Pescara per frequentare il Liceo artistico “Giuseppe Misticoni”, dove trova docenti illuminati, come Sandro Visca, vittima di numerose affettuose burle, e Albano Paolinelli, che lo coinvolgono in un creativo dialogo tra pari. La lista delle cose che ama, scritte a macchina su un quaderno a quadretti, è indicativa quanto mai: i pennarelli, prima di tutto (a parte se stesso); quindi Hugo Pratt e Toppi; i pantaloni vissuti e i calzini da tennis; la panna e la maionese; lo yogurt e la coca-cola col gin; Tzara e la Pop Art; ma anche Apollinaire e Wodehouse; Lovecraft ed Ezra Pound.

[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45750849]]

Ecco allora le mostre personali, la prima a soli 17 anni, e le prime grandi opere dell’annus mirabilis 1975, realizzate con un uso innovativo del pennarello su carta colorata: Isa d’Estate, che richiama le tavole di Jacovitti, con l’amica Isabella Damiani raffigurata in abiti rinascimentali; Autoritratto come nobile olandese del Seicento, tra ritrattistica barocca e gusto pop, perfetto esempio di tradizione reinventata. Il trasferimento a Bologna per frequentare il Dams, con l’immersione in un ambiente politico e artistico in pieno fermento, ma pure con la necessità di guadagnare e di raggiungere un pubblico più ampio, apre invece la stagione del fumetto. Sulle pagine di Alter alter, la rivista nata da una costola di Linus, appare la prima puntata de Le straordinarie avventure di Pentothal, il cui protagonista, alter ego dell’autore, è uno studente fuori sede alle prese con occupazioni, tossicodipendenze e pene amorose nel cuore della contestazione. È il periodo della nascita di Cannibale e della collaborazione con il settimanale satirico Il Male. Ormai il fumetto d’autore ha trovato una nuova strada, incarnata da Frigidaire, dove vede la luce, nel 1981, Zanardi, vera icona di una generazione cinica e disincantata. Ormai siamo alle soglie del mito, che sarà trasportato anche in un mondo medievale (la Val d’Orcia, dove Andrea si è trasferito con la moglie Marina Comandini) di castelli, cavalieri e indicibili supplizi. Una storia destinata a rimanere incompiuta a causa della morte dell’autore. 

tag
andrea pazienza

Ti potrebbero interessare

Tra le onde si nasconde un'altra storia d'Italia

Si fa presto a dire “popolo di navigatori”. A dispetto dei loro circa ottomila chilometri di coste, gli ital...
Maurizio Zottarelli

Paolo Sorrentino per una volta sceglie la sobrietà

Per una volta, Paolo Sorrentino sceglie la strada della misura. La Grazia arriva oggi nelle sale ed è un film sor...
Emiliano Dal Toso

Quando libri (e scrittori) finiscono in tribunale

Quando nominiamo i capolavori della letteratura, che hanno reso famosi e ricchissimi i creatori di saghe immortali, noi ...
Silvia Stucchi

Umberto Eco, i progressisti prendono solo il peggio

Umberto Eco a dieci anni dalla scomparsa. Lo studioso, narratore e semiologo, medievista e critico letterario, si spegne...
Annalisa Terranova