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Frana, voce di nascita cinquecentesta: dal latino volgare

Le origini del lemma che, a causa della disgrazia in atto a Niscemi, da giorni è sulla bocca di tutti
di Massimo Arcangelidomenica 1 febbraio 2026
Frana, voce di nascita cinquecentesta: dal latino volgare

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L’origine di frana, voce di nascita cinquecentesca, è un termine del latino volgare, non attestato (*fragina), scaturitodall’incrocio tra il verbo frangere (‘infrangere’, ’rompere’, ’spezzare’) e il sostantivo vorago (‘burrone’, ’baratro’, ’voragine’).

«La parola ha un certo successo nella lingua famigliare italiana; si è sentita usata nel sonoro del film Judith, da una donna che lo dice di sé paragonandosi, per la bellezza, a Sofia Loren (– Io sono una frana)» (Lorenzo Renzi, La lingua dicaserma, oggi, “Lingua nostra”, XXVIII, 1967, pp. 24-31; la citazione è p. 27). Essere una frana, un disastro, un ciclone, un tornado, un uragano, un terremoto... Espressioni come queste, con equivalenti in tante lingue (inglese disaster; francese ouragan; spagnolo torbellino e tedesco Wirbelwind, ’turbine’, ’vortice’, ’tromba d’aria’; ecc.), attestano un passaggio semantico, la migrazione di un evento catastrofico dalla sfera ambientale alla dimensione umana, ingenuamente esemplare nel manomettere in partenza l’utilità di una qualunque distinzione tra un disastro naturale (“atto di Dio”) e un disastro antropico (“atto dell’uomo”). 

Le catastrofi naturali, nel giudizio ampiamente condiviso dalla comunità scientifica internazionale, sono in realtà «il risultato del modo in cui gli individui e le società si rapportano con i pericoli naturali. Così, i disastri sono, in gran parte, determinati dall’azione umana, o dalla mancanza di misure di prevenzione e protezione. In tal senso il “disastro naturale” può essere definito come un rapido, istantaneo o profondo impatto dell’ambiente naturale sul sistema socio-economico umano, quando a quest’ultimo manca la capacità di riflettere, assorbire o respingere l’impatto (...). A differenza degli incidenti industriali, le calamità naturali rappresentano un’importante “dinamica” del processo di evoluzione dell’ambiente» (Nicola Marotta e Ottavio Zarilli, Disastri e catastrofi. Rischio, esposizione, vulnerabilità e resilienza, presentazione di Mario Tozzi, Sant’Arcangelo di Romagna (RV), Maggioli, 2015, presentazione di Mario Tozzi, Sant’Arcangelo di Romagna (RV), Maggioli, 2015, p. 40 sg.).