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Quanti pregiudizi sulla civiltà giudaico-cristiana

Il pamphlet della storica tunisina offre una lettura ideologica e quindi fuorviante dell’Occidente
di Claudia Gualdana sabato 11 aprile 2026

2' di lettura

Indica già nel titolo il suo bersaglio. Ovvero l’idea che il mondo sia diviso in due emisferi ingiustamente contrapposti, l’uno, euro -atlantico, civilizzato e l’altro, asiatico, considerato barbaro. Un’impostazione da cui risulta chiaro quanto una parte del mondo viva ancora nel complesso d’inferiorità e nel vecchio mito dei guasti del colonialismo europeo. Ma procediamo per ordine. Bessis è una musulmana secolarizzata e intelligente, ma ha sbagliato “format”: il pamviltà giudaico-cristiana è un’impostura?

Un pamphlet è per definizione uno scritto breve e polemico, che mal si attaglia a letture organiche di fenomeni socio-culturali complessi come il giudeo-cristianesimo. Bessis ribadisce, dall’inizio alla fine del libro – e la fine ovviamente denuncia i presunti genocidio palestinese e “neocolonialismo” israeliano – che l’idea del giudeo-cristianesimo è un’invenzione brandita come un’arma dai fondamentalisti cristiani- e chi sarebbero, di grazia? - contro il nemico saraceno. Invece è del tutto reale: con giudeo-cristiani si intendevano le comunità cristiane formate da ebrei.

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Il concetto torna nell’Ottocento in Germania in ambito teologico e in Nietzsche, come noto, infine negli Stati Uniti come risposta ai totalitarismi e all’antisemitismo europei. Bessis spiega che Maometto si è ispirato ai due monoteismi, quindi non si capisce bene perché sia stato rifiutato dagli altri due, imputando velatamente il fatto a una forma di razzismo. La verità è che il cattolicesimo annovera l’Antico Testamento nei suoi testi sacri e non c’è Messa senza lettura di un suo brano, cosa che non risulta verificarsi nel culto islamico. È una differenza sostanziale.

E si potrebbe continuare, perché il libro è pieno di mezze verità e bugie, ricorda un po’ il lamento di un bambino escluso dal paese dei balocchi. Ma l’ignoranza della civiltà europea che traspare da queste pagine spaventa. Non abbiamo espunto gli egizi alla nostra civiltà gloriandoci solo dei greci e dei romani: è Platone stesso, nel Fedro, ad attribuire loro meriti altissimi per tramite del dio Theuth, che per primo scoprì «I numeri, il calcolo, la geometria e l’astronomia (...) e, infine, anche la scrittura». Non abbiamo rifiutato l’eredità di Costantinopoli: quando fu espugnata dagli ottomani molti bizantini vennero in Italia, e di lì lo studio del greco e della teologia ortodossa conobbero una nuova primavera, un fatto storico che ci insegnano al liceo.

Anche su Ernest Renan si dice quel che fa comodo: vero che in un suo scritto offese l’islam, ma non fu da meno con i cristiani, facendo arrabbiare mezzo con la negazione implicita della divinità di Gesù. Il libro propone una lettura ideologica che si potrebbe perdonare solo a un autore che non abbia mai messo piede in Europa. Perché a criticare ciò che non si conosce – o non si capisce – si esercita solo l’arte del pregiudizio.

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sophie bessis

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