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Digitale, perché è la parola della settimana

Rivoluzione-passaporti: dal 10 aprile addio al timbro manuale. Un presupposto per arrivare alle radici del lemma
di Massimo Arcangelidomenica 12 aprile 2026
Digitale, perché è la parola della settimana

2' di lettura

Dal 10 aprile in 29 paesi europei, impegnati dal 12 ottobre 2025 a sostituire progressivamente il timbro manuale sul passaporto con la registrazione biometrica (per soggiorni di breve durata) nelle procedure di entrata e uscita di cittadini extracomunitari, o non residenti nei paesi dell’area Schengen, è entrato a pieno regime un nuovo sistema di accesso (digitale) alle frontiere: l’Entry/Exit System (EES). I partecipanti al progetto sono quasi tutti i membri dell’Unione, eccezion fatta per l’Irlanda e per Cipro, e altri quattro paesi non comunitari (Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein) aderenti all’area Schengen.

L’aggettivo digitale, nelle sue varie significazioni di “pertinente a un dito o alle dita” (impronta digitale), “compiuto con le dita” (percussione digitale), “basato sui numeri” (elettronica digitale) o “contrapposto ad analogico” (orologio digitale), ecc., risale al latino digitalis (“grande quanto un dito”), un derivato di digitus (“dito di una mano”, “dito di un piede”, “artiglio di un uccello”, ecc.), sebbene l’accezione elettronica e informatica di digitale sia debitrice dell’inglese digital, a sua volta un derivato di digit, indicante il dito (di una mano odi un piede) ma anche un numero (da 0 a 9).

Quando ci troviamo davanti allo schermo di un computer compiamo un doppio movimento: al movimento “digitale” (discontinuo) scandito dalla pressione che esercitiamo sui singoli tasti della tastiera si avvicenda il movimento “analogico” (continuo) con cui manovriamo il mouse, sia quello esterno sia il tappetino, sensibile al tatto, incorporato nella stessa tastiera (touchpad, o trackpad). La rete e i suoi punti.
È questo ciò che involontariamente mimiamo quando videoscriviamo: a evocare la rete è il mouse, che può raggiungere ogni luogo dello schermo; a evocare i luoghi virtuali lungo i quali essa si sviluppa sono le nostre dita che raggiungono i tasti.

La mia mano che fa muovere il mouse, le mie dita che pigiano nervose sui tasti, i miei occhi che fissano lo schermo e alternano la lettura sequenziale al cedimento alla tentazione di assecondare i liberi – a volte “pazzi” – movimenti del puntatore.