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La parola chiave dell'universo l'ha trovata Leopardi

"Dura Madre" è la storia di un uomo che segue le tracce del fratello addentrandosi nel passato della loro famiglia
di Carmelo Claudio Pistillo lunedì 29 giugno 2026

2' di lettura

Con il romanzo Dura madre. L'infinito di Leopardi (Mimesis, € 14,00, pp. 136) l’esperto e talentuoso scrittore di origine balcaniche ormai trapiantato in Svizzera da molti anni, Sergej Roic, chiude la sua immaginifica quadrilogia fantafilosofica iniziata nel 2017 con il romanzo Vorrei che tu fossi qui - Wish you weber here, un ambizioso viaggio musicale che attraversa il tempo fino alle origini del mondo, quando le parole non avevano ancora assunto la forma a noi nota.

Seguiranno poi Solaris - parte seconda (2020), un omaggio al romanzo di fantascienza del polacco Stanislaw Lem e al film di Tarkovskij, e infine Ferita - Giovanna d'Arco, anno 1971 (2022), un racconto ucronico in cui realtà storica e finzione, secondo la visione dell'autore, si attraggono simbioticamente. Quest'ultima avventura narrativa, montata secondo noi come una sceneggiatura cinematografica, ci presenta una torre futuristica dove Mario Nazor incontra Matt Kowalski, docente e direttore del progetto “Memoria universale”, per raccontargli il percorso cognitivo di suo fratello Neven, che ha intravisto o sognato la sconosciuta forma dell'universo: «Mio fratello mi ha parlato di un ricordo ripetuto. Assomiglia a un sogno sull’origine, ma si presenta piuttosto come un'allucinazione».

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Trascinato da un destino superiore Mario ripercorre le tracce del fratello addentrandosi nel passato della loro famiglia fino a scoprire che la parola chiave dell'universo è “infinito” e che questa parola era già presente nella poesia di Giacomo Leopardi, scritta 14 miliardi di anni prima. Un dettaglio non irrilevante che consegna alla storia impiantata da Roic la scoperta che il più piccolo riposizionamento dell’universo richiede un intero ciclo di 14 miliardi di anni. In questo viaggio a ritroso Mario incrocia due personaggi che in una torre futuristica di 14 miliardi di anni prima dibattevano sull’intuizione poetica di Leopardi. Non resta che prendere atto che la nostra evoluzione avviene in un abisso e che siamo il risultato e l'effetto di una storia infinita.

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Questa ricostruzione dell'universo fatta da uno scrittore stratificato come Roic, ci fa entrare in una affascinante densità cosmica, perché il nostro specchio terrestre non può riflettere tutta la verità. Occorre ricercare ciò che sta dietro la simultaneità dello specchio, perché lo specchio riflette soltanto ciò che siamo oggi, nel qui e ora. Ma com'eravamo milioni di anni fa, di quale materia e sensi eravamo fatti, cosa c'era prima di noi? Sulla scia dell'austriaco Gustrav Meyrink Roic sembra esortarci a non interpretare la letteratura come un calco lessicale ma a cercare, se spinti dal sano desiderio di un sapere più largo e fantastico, il significato cosmico della vita, ovvero quel piano inclinato tra filosofia e poesia, o meglio, tra ragione e meraviglia infinita.

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