Un bambino cammina su un sentiero montano, suonando un flauto, sullo sfondo delle Ande. È una delle immagini più celebri di Magnum Photos, uno scatto iconico del fotoreporter svizzero Werner Bischof (Zurigo, 1916 - Trujillo, Perù, 1954), emblema del suo approccio lirico e attento a cogliere l’umanità dei suoi soggetti. Scattata in bianco e nero vicino a Pisac nella Valle Sacrada in Perù nel 1954, è l’ultima fotografia realizzata da Bischof. Pochi giorni dopo, il 16 maggio, l’autore perse tragicamente la vita in un incidente automobilistico sulle Ande peruviane. Nonostante la sua prematura scomparsa, l’immagine è diventata un testamento della sua instancabile ricerca di una bellezza autentica e serena nei luoghi più remoti del mondo.
200 SCATTI Proprio a Werner Bischof, tra i più importanti fotoreporter del XX secolo e artista di rara sensibilità, è dedicata la mostra Point of view, a cura di Marco Bischof, Andréa Holzherr e Tanya Kuhn, al Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano, fino al 18 ottobre, a 110 anni dalla sua nascita. Esposti 200 scatti, affiancati da una serie di contact sheets e da un documentario, per ripercorrere la sua carriera. Quattro sezioni testimoniano le fasi principali della vita e dell’opera dell’autore: la formazione e i primi lavori in Svizzera; la Seconda Guerra Mondiale in Europa, che lo spinge ad abbandonare la fotografia patinata di moda e pubblicità per dedicarsi alla documentazione della sofferenza umana; i viaggi in Asia, con i reportage realizzati in India, Giappone, Corea, Hong Kong e Indocina; e in Nord e Sud America. Immediatezza e forza espressiva caratterizzano le sue fotogra?e, nelle quali la rigorosa cura formale, l’equilibrio compositivo e la misurata gradazione del bianco e nero svelano una lettura profonda della realtà. Bischof era solito prendere appunti, fare schizzi veloci o veri e propri disegni, come si osserva nei suoi diari, in modo da entrare in totale sintonia con i luoghi, le vicende e le persone che intendeva raccontare. Gli emarginati sono i protagonisti delle sue foto, ritratti esaltando l’amore per l’alterità e conservando il gusto per la perfezione tecnica, la ricerca delle simmetrie e la luce, che assume una valenza quasi mistica. In esposizione alcune sue opere memorabili, come Contadino che si ripara dal sole mentre sorveglia le sue mucche al pascolo, Cambogia, 1952, presa durante un viaggio di reportage di cinque mesi in Indocina (Vietnam, Laos e Cambogia), dove era stato inviato inizialmente come corrispondente di guerra per Paris Match. Nonostante si trovasse in una zona di conflitto, la Prima Guerra d’Indocina, Bischof era attratto dalla vita quotidiana, dalla bellezza agricola e dall’umanità della popolazione locale. Visse per un periodo nel remoto villaggio di Barau, che descrisse come un’«oasi nel mezzo di una guerra crudele». Realizzata utilizzando la sua fotocamera di medio formato Rolleiflex, la composizione è estremamente bilanciata. Cattura un contadino che cerca riparo dal sole intenso sotto un grande parasole o cappello in stile tradizionale, mentre accudisce con calma il suo bestiame al pascolo. Lo scatto sottolinea magnificamente la sua convinzione che la fotografia non debba solo documentare la sofferenza, ma anche rivelare lo spirito eterno e resiliente della gente comune. E ancora Operaia siderurgica Donna con bambino e cestino, Jamshedpur, India, 1951, scattata durante un lungo viaggio di sei mesi, per un reportage sulla drammatica carestia della regione del Bihar e sullo sviluppo industriale della città, nota proprio per le sue grandi acciaierie. La composizione mette in luce l’approccio tipico di Bischof, capace di unire un rigoroso equilibrio formale e geometrico a una straordinaria e rispettosa solidarietà, trasformando una scena di vita quotidiana e di fatica in un ritratto di fiera consapevolezza.
LA PIONIERA DELLA DANZA La danzatrice di Bharat Natyam Anjali Hora alla sua toeletta mattutina, Bombay, India, 1951, è il ritratto intimo e sereno di una delle prime diplomate della fondazione Kalakshetra, mentre si prepara per uno spettacolo a Bombay (oggi Mumbai). È una celebre pioniera di una danza indiana. La fotografia la mostra seduta su un letto tradizionale, elegantemente vestita, mentre si trucca e indossa i suoi ornamenti prima di un’esibizione. Rientra nel progetto Generation X di Bischof, un’iniziativa per documentare e catturare la dignità dei giovani creativi e promettenti di tutto il mondo subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.




