Roma, 23 mag. (Adnkronos) - Trovare una soluzione sul circuito cinematografico ex Cecchi Gori, gestito dal gruppo che fa capo a Massimo Ferrero, che conta a Roma diverse sale, di cui l'Adriano e' il fiore all'occhiello. "Definire" la situazione legata alla procedure di vendita del circuito, partita nel 2009 dopo il fallimento di alcune societa' del gruppo Cecchi Gori, e valutare anche "alternative" e nuovi "investitori". A chiederlo i sindacati, in vista della scadenza del 30 giugno 2013, termine ultimo fissato dal Tribunale penale di Roma per chiudere l'operazione con il gruppo Ferrero. "Ci muoveremo, intendiamo calendarizzare anche una manifestazione al Tribunale, per chiedere di non concedere piu' deroghe - afferma all'Adnkronos Mario Carucci, sindacalista della Confederazione unitaria di base (Cub) Informazione - E' inconcepibile che il circuito sia ostaggio da oltre tre anni e mezzo. Noi auspichiamo una soluzione, altre alternative o investitori perche', pur non essendo proprietario, il gestore sta rottamando il circuito". Una trattativa, quella sulla proprieta', che "non dipende da noi - osserva Nadia Stefanelli della Slc Cgil Roma - ma sarebbe ora che si definisse la situazione. E speriamo che finalmente si definisca". Intanto per i lavoratori del circuito ex Cecchi Gori, circa un'ottantina, e' stata chiesta la cassa integrazione in deroga. "E' partita da lunedi' - riferisce Stefanelli - si tratta di una cassa integrazione a rotazione, per un massimo del 30% delle ore e per quattro mesi, il periodo estivo. Il settore e' in ginocchio". Sulla crisi delle sale cinematografiche capitoline e le ricadute del passaggio dalla pellicola al digitale la Cub chiede "una sponda alla Regione, al Comune e a tutte le forze politiche. Si apra subito un tavolo - afferma Carucci - E' un tema su cui c'e' tanta sensibilita' dei cittadini, basti pensare che in 6288 hanno aderito alla nostra raccolta firme sulla questione del cinema in generale dove si chiede non ci siano cambi di destinazione d'uso delle sale, mentre 6320 hanno aderito all'altra raccolta firme contro la chiusura del Maestoso".




