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Telecom: assessore Umbria, meno investimenti, banda larga e occupazione

domenica 29 settembre 2013
Telecom: assessore Umbria, meno investimenti, banda larga e occupazione

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Perugia, 24 set. (Adnkronos/Labitalia) - "L'accordo che consente agli spagnoli di Telefonica di salire al 65% nel controllo di Telco, che possiede il 22,4% di Telecom Italia, sposta il controllo della piu' importante azienda di telecomunicazioni italiana, da Roma a Madrid. Il risultato dell'operazione mette a rischio la possibilita' di investimenti elevati, che ad oggi sono assolutamente indispensabili per lo sviluppo della 'banda larga' che potrebbe dare al nostro paese una spinta importante al rafforzamento dell'economia e alla modernizzazione della pubblica amministrazione, dal turismo al commercio elettronico, alla nuove forme di Tv, alle start up, ecc.". Lo afferma l'assessore regionale dell'Umbria alle Infrastrutture tecnologiche immateriali, Stefano Vinti. "Il lungo e devastante processo di privatizzazione della Telecom, azienda strategica delle telecomunicazioni, e' stato avviato dal governo Prodi nel 1997, con vari passaggi che ha visto protagonisti diversi 'campioni' del capitalismo italiano, Colaninno, Grutti, Tronchetti-Provera, Benetton, nonche' da manager di primo piano (per i nostri livelli), da Guido Rossi a Franco Bernabe'. Alla fine, Telecom ha dei numeri da indebitamento spaventosi e ora sara' controllata da Telefonica che in quanto a indebitamento non sta molto meglio", dice. "La prospettiva di investimenti su Internet veloce, della rete come diritto, sembra, con questa operazione, allontanarsi invece che avvicinarsi. L'operazione comporta che la rete, asse strategico per il paese, passerebbe definitivamente a disposizione degli interessi di Madrid. Inoltre, la questione dello scorporo delle grandi reti infrastrutturali dalla fornitura dei servizi non sarebbe piu' una questione disponibile alle politiche industriali nazionali. La Telecom Italia e' il risultato delle privatizzazioni, prima saccheggiata e ora espropriata dai giochi finanziari internazionali. Accanto alla poca credibilita' della nuova compagine industriale, si apre un nuovo fronte sul tema dell'occupazione", conclude.