La riforma del lavoro da una parte sta spaccando il Pd, dall'altra sta rendendo sempre più dura la lotta con il sindacato. Ma qual è il piano del governo? Lasciare in vita solo tre o poco più tipologie contrattuali di lavoro contro le attuali 46 e farle rientrare in tre categorie: il lavoro a tempo indeterminato, il lavoro a tempo determinato e il lavoro autonomo. Tra gli obiettivi c'è anche quello di dare un assegno di disoccupazione di mille euro. Il punto è che i soldi non ci sono e quindi, come scrive Libero in edicola oggi, domenica 21 settembre si promettono 2 miliardi entro fine anno per i sussidi ma servono almeno 20. Assegno - La legge delega, che da mercoledì prossimo sarà all’esame dell’Aula del Senato, prevede il riordino e la semplificazione delle forme contrattuali. Si lavora poi per stendere le tutele come quella della maternità così come gli ammortizzatori sociali (in particolare il sussidio di disoccupazione) a tutti i lavoratori. Non si avrà più accesso al sostegno al reddito in base alle dimensioni della propria azienda, al settore produttivo, e alla collocazione geografica ma in base a criteri uniformi. Scomparirà la cassa integrazione per cessazioni di attività di impresa, poi anche la cassa in deroga e l’istituto della mobilità. La riforma degli ammortizzatori sociali partirà con una dotazione di 1,5 miliardi di euro che dovrebbe essere prevista nella prossima legge di Stabilità. Le collaborazioni - Il lavoro cambierà pelle. Le collaborazioni per cui non sono previsti né vincoli di orario nè di presenza rientreranno all’interno della famiglia del lavoro autonomo. Il perno di questa operazione è ovviamente il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Con l’allungamento, di fatto, del periodo di provanel quale comunque il lavoratore sarà licenziabile senza i vincoli dell’articolo 18.