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Tutte le critiche alle nomine di Renzi: donne senza potere, il manuale Cencelli, sempre gli stessi nomi

di Nicoletta Orlandi Posti domenica 20 aprile 2014

2' di lettura

Rappresentanza senza potere. E' questa la critica maggiore alla rivoluzione in rosa di Matteo Renzi per quanto riguarda i vertici delle partecipate dello Stato. Perché sì, è vero che ora c'è Emma Marcegaglia all'Eni, Luisa Todini alle Poste, Patrizia Grieco all'Italgas e Carla Bastioli a Terna, ma il loro ruolo sarà quello di Presidente che ha molto, molto potere in confronto a quello dell'Amministratore delegato che invece è stato affidato a dei signori. Cercasi manager disperatamente - Non solo. I nomi sono sempre gli stessi. "La triste verità", fa notare Sergio Rizzo, "e lo confermano le scelte degli amministratori esecutivi è la generale povertà della nostra classe manageriale". "Ogni ricambio", continua l'editorialista del Corsera, "si rivela smpre estremamente difficile: nelle imprese pubbliche poi assume spesso di una missione impossibile. Le scuole manageriali, quale per esempio era l'Iri, sono chiuse da un pezzo. E in quelle della pubblica amministrazione la direzione aziendale non è materia d'insegnamento. I manager giovani e di valore preferiscono l'estero il privato e non sono attirati da incarichi pubblici nei quali rischiano di subire i condizionamenti politici e delle lobby. Prova ne siano i rifiuti che Renzi ha dovuto incassare". "Voleva manager internazionali formatisi nel mondo globale, magari leader di aziende americane", rivela nel retroscena di Repubblica Roberto Mania. "Non è riuscito a trovarli ricevendo qualche clamoroso rifiuto (Vittorio Colao, ad di Vodafone) e i preventivi 'no grazie' da un paio di quarantenni molto corteggiati (Andrea Guerra di Luxottica, oritagonista dell'ultima Leopolda renziana e Lorenzo Simonelli di General Electric Oil Gas che ha preferito restare nella multinazionale americana dove ha fatto una carriera strepitosa). Il manuale Cencelli - Altra critica piovuta addosso al premier è quella di aver attinto a mani basse nella sua cerchia di amici e finanziatori, nonché di aver usato il manuale Cencelli per spartire le poltrone. "I nomi per i cda sono scelti con grande cura", scrive Stefano Feltri nel suo editoriale sul Fatto quotidiano. "Di quasi tutti è facile ricostruire la casacca politica e il grado di fedeltà renziana, più oscuri i meriti di curriculum". Da parte sua Marcello Sorgi, sulla Stampa, fa notare che le quote rosa delle aziende di Stato profumano di larghe intese. "Luisa Todini e Emma Marcegaglia non sono certo sgradite al centro destra e questo spiega perché nei corridoi di Montecitorio l'interpretazione corrente è stata quella di un viatico alla ripresa di rapporti tra Renzi e Berlusconi celebrata a tarda sera tra i due leader".

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