Torino, 20 nov. - (Adnkronos) - Dopo sette trimestri consecutivi di flessione industriale, nel III trimestre 2013 la produzione industriale piemontese ha fatto registrare un'inversione di tendenza, segnando una variazione tendenziale grezza del +0,6% rispetto al III trimestre del 2012. Anche su base congiunturale la performance del comparto manifatturiero regionale appare positiva: l'indice destagionalizzato della produzione industriale ha, infatti, registrato un incremento dello 0,2% rispetto al II trimestre 2012 I dati emergono dalla tradizionale indagine congiunturale sull'industria manifatturiera realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con gli Uffici studi delle Camere di commercio provinciali. La rilevazione è stata condotta nei mesi di ottobre-novembre 2013 con riferimento ai dati del periodo luglio-settembre ed ha coinvolto 1.179 imprese industriali piemontesi, per un numero complessivo di 91.718 addetti e un valore pari a circa 41 miliardi di euro di fatturato. "I dati - commenta Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere Piemonte - ci mostrano che uscire dalla crisi è possibile, ma il momento congiunturale resta molto delicato e non bisogna abbassare la guardia. Nei prossimi trimestri sarà quindi decisivo l'impegno delle istituzioni nel predisporre strumenti a supporto delle imprese e in grado di far ripartire la domanda interna, nella consapevolezza che l'export, che ancora una volta si conferma il fattore trainante, non può essere l'unico motore di sviluppo della nostra economia". "Il dato consuntivo conferma il progressivo miglioramento del clima di fiducia in atto da alcuni trimestri, sia pure con molte incertezze - aggiunge Gianfranco Carbonato, presidente di Confindustria Piemonte - gli indicatori, infatti, si erano già gradualmente portati su valori ancora negativi, ma più vicini al punto di equilibrio tra attese ottimistiche e pessimistiche. D'altra parte sarebbe prematuro parlare di fine della crisi. La situazione dell'industria rimane molto delicata: la domanda interna non dà segni di risveglio e il miglioramento è spiegato esclusivamente dall'andamento dell'export. Finché non ripartiranno gli investimenti, la ripresa rimarrà fragile. Le imprese soffrono anche sul piano finanziario: il credito stenta ancora ad affluire alle imprese, non si attenua il flusso di sofferenze, peggiora la redditività". (segue)