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Imprese: oltre 28mila quelle ittiche in Italia, prime Veneto e Sicilia

domenica 11 agosto 2013

2' di lettura

Milano, 6 ago. (Adnkronos) -Sono oltre 28.000 le imprese ittiche attive in Italia nel 2013. Quasi 8.200 i pescatori specializzati, 6.626 i dettaglianti, 3.455 ambulanti e circa 3.700 acquacoltori. Tra le regioni primo il Veneto con 4.045 imprese, il 14,3% del totale italiano, seguito dalla Sicilia con 4.007 imprese e dalla Campania con 3.161. Questo quanto emerge da un'elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati Istat 2012/2013. La Sicilia e' prima pero' per pesca con 1.767 imprese specializzate. L'acquacoltura e' invece concentrata in Veneto con 1.554 imprese e in Emilia Romagna con 1.273. Tra le province la prima e' Rovigo con 2.135 imprese, seguita da Napoli (2.026), Ferrara (1.757) e Roma (1.438). Sfiorano il miliardo di euro le importazioni di pesce, crostacei e molluschi in Italia nei primi tre mesi del 2013. La maggior parte dei prodotti proviene dalla Spagna, dai Paesi Bassi e dalla Danimarca per quanto riguarda pesci, crostacei e molluschi. I prodotti dell'acquacoltura provengono invece dalla Spagna, Grecia e Francia. Tra i primi 15 paesi da cui l'Italia importa pesce ci sono poi Ecuador, Thailandia e Marocco. L'Italia importa otto volte piu' di quello che esporta. A fronte di quasi 1 miliardo di import sono state pari a oltre 122 milioni di euro le esportazioni italiane di pesce. "Il consumatore che si rivolge alla peschiera di fiducia -spiega Angelo Valentini, consigliere di Assofood (Confcommercio Milano)- ha le migliori garanzie su qualita' e freschezza del prodotto, oltre che poter usufruire dei consigli per un consumo ottimale. In questo periodo registriamo un significativo incremento della domanda per il pesce da mangiarsi crudo che ha in parte soppiantato la richiesta del pescato da cucinare in forno. In generale i consumi risentono ancora degli effetti della crisi, in particolare per i pesci dai prezzi di mercato piu' elevati. Ciononostante continuiamo a rilevare la contraddizione di prezzi d'acquisto del prodotto che per i commercianti non scendono, anzi si incrementano".

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