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Sergio Mattarella, il veto del Quirinale al governo sulla polizia a casa: "Incostituzionale"

Fausto Carioti
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 Il controllo di polizia e carabinieri sin dentro casa. La delazione dei vicini nei confronti di chi invita a cena una persona di troppo o non rispetta gli altri comandamenti sanitari. Un modello di sorveglianza nordcoreano per sessanta milioni di italiani: ci siamo stati a tanto così. In due hanno spinto affinché s' imboccasse questa direzione: Roberto Speranza di Liberi e Uguali, ministro della Salute, e Dario Franceschini, responsabile dei Beni culturali e massima autorità del Pd all'interno del consiglio dei ministri. Si sapeva, qualcosa era uscito. Non era nota invece la determinazione con cui è sceso in campo Sergio Mattarella, per impedire che ciò accadesse. Un'azione decisiva a supporto di Giuseppe Conte, contrario a seguire la linea liberticida, ma che durante il vertice governo-maggioranza dell'altra sera rischiava di soccombere. Interviene poco, Mattarella. Assai raramente in pubblico. Nei confronti del governo fa meno di quanto vorrebbero certi esponenti del centrodestra, che pure non escludono, quando sarà, di chiedergli di proseguire l'avventura al Quirinale. Ciò non significa, però, che il capo dello Stato sia inerte. Si attiene ai numeri del parlamento, dove i giallorossi continuano a essere in maggioranza, e se ha qualcosa da dire a Conte preferisce farlo in privato, senza strombazzarlo. E quando ritiene che il governo stia prendendo una strada incompatibile con la Costituzione e il resto dell'ordinamento, mette in campo tutto il proprio peso. Il piano con cui Speranza intendeva contrastare la diffusione del virus lo aveva illustrato lo stesso ministro, ospite di Fabio Fazio, quando gli era stato chiesto come avrebbe fatto rispettare le regole all'interno delle abitazioni private. «Senz' altro aumenteremo i controlli e ci saranno anche segnalazioni», aveva risposto.

 

 

Ossia, appunto, irruzioni di polizia e carabinieri per verificare che alle "feste" in casa non ci siano più di sei invitati e sanzionare i reprobi. Possibilmente dopo aver ricevuto "spiata" dei vicini, in modo da andare a colpo sicuro e non sprecare risorse. Magari mettendo a disposizione dei volenterosi delatori (anonimi, si presume) un numero verde da chiamare. Franceschini non si era esposto in pubblico come Speranza, ma la pensava come lui, e quando Franceschini parla nel governo lo fa a nome del Partito democratico. L'esecutivo era spaccato. Conte pendeva per il "no", assieme a Luciana Lamorgese, titolare del Viminale. Sul fronte opposto, determinati a imporre l'intrusione degli uomini in divisa nelle "vite degli altri", il ministro della Sanità e il capo delegazione del partito che si vanta di essere uscito primo dalle urne delle regionali. Inesistenti i Cinque Stelle, anche perché i loro dicasteri sono altri.

Finché Mattarella ha inviato a tutti loro, tramite Conte, un messaggio molto preciso, in due punti. Il primo era un rilievo di natura tecnico-giuridica: il Dpcm su cui stavano discutendo traeva legittimità da un decreto nel quale nulla si dice riguardo alle case private, e dunque una norma del genere sarebbe stata illegittima. Il secondo punto era invece un avvertimento: se nonostante ciò tirate dritto, un simile provvedimento non ve lo faccio passare. Un vero e proprio veto da parte del presidente della repubblica, dunque, a chi voleva fare entrare la longa manus e l'occhio dello Stato dentro le abitazioni. E questo ha dato a Conte la forza che non aveva e fatto pendere la bilancia dalla parte giusta. 

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