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Contanti, così aiutano i poveri: cosa dicono i cattolici

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Antonio Socci
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La discussione sui problemi in Italia è sempre intossicata dalle ideologie. È raro che si valutino i pro e i contro con obiettività. Prevale in genere il "partito preso". Lo si vede anche nella polemica sul limite del contante. È possibile un giudizio fondato sui fatti e non sui pregiudizi? Ieri Libero ha pubblicato un testo di Fabio Panetta, membro del board della Banca Centrale Europea, che ha spiegato l'utilità tecnica e sociale del contante. Un'altra voce super partes può aiutarci nella valutazione. È un saggio uscito sulla "Civiltà Cattolica" il 15 gennaio scorso. Com' è noto, l'autorevole rivista dei gesuiti ha un filo diretto con la Segreteria di Stato vaticana e commenta i fatti sociali nell'orizzonte etico del bene comune e del magistero della Chiesa. Il saggio, firmato dall'economista Étienne Perrot che insegna all'Università di Friburgo, ha questo titolo: «I pericoli antropologici e politici di una società senza contanti». Perrot spiega che «nel capitalismo moderno, la triplice esigenza contraddittoria di razionalità, performance e sicurezza favorisce una tendenza apparentemente irresistibile» che «conduce il sistema verso la scomparsa del denaro contante». Ma tale «ideale tecnocratico» non si concilia «con il bene comune di tutti, in particolare delle popolazioni più fragili». In Europa, secondo i sondaggi, si dice «preoccupato per la scomparsa del contante» l'83 per cento degli interpellati (pure il 73 per cento di coloro che preferiscono i pagamenti dematerializzati).

 


I TRUFFATORI SI ADEGUANO
I media sostengono che l'abolizione del contante colpirebbe le frodi e la criminalità, ma Perrot spiega che in realtà «questi fenomeni sociali si adeguano facilmente alle tecniche di circolazione monetaria disponibili nel Paese. Credere che un mezzo di pagamento dematerializzato ostacoli i truffatori e i criminali è una superstizione falsamente ingenua». E lo dimostrano «le più grandi appropriazioni indebite degli ultimi 10 anni che sono sfuggite alla rete dei "gabellieri" (esattori delle tasse e guardie doganali) senza dover portare valigie di banconote». Tanto è vero che «i Paesi che limitano i pagamenti in contanti, in particolare Francia e Italia, non sono più sicuri- per usare un eufemismo - dei Paesi in cui il denaro contante circola liberamente, come Svizzera, Germania, Hong Kong, Singapore». Secondo Perrot «questa immagine di una società senza contanti è una superstizione falsamente ingenua, perché dissimula operazioni molto comuni sia dello Stato sia delle banche commerciali».

 

 


Il modello ideale che viene indicato da chi vorrebbe dematerializzare i pagamenti è la Svezia che è arrivata quasi alla sparizione del contante. Ma è davvero da imitare? Stando a Perrot non sembra: «Stefan Ingves, governatore della Banca centrale svedese, in un articolo pubblicato nel 2018, sostiene che è necessario mettere in atto nuove regole per garantire che il denaro contante continui a essere accettato come mezzo di pagamento. Egli spiega che le cose evolvono troppo rapidamente e che il controllo della Banca centrale sui sistemi di pagamento deve essere salvaguardato. Se non si fa nulla, dice, la Svezia arriverà a una situazione in cui tutti i mezzi di pagamento a cui il pubblico ha accesso saranno offerti e controllati da attori commerciali, senza contare le nuove cosiddette "valute elettroniche" di vario genere». Il Governatore nello specifico «afferma che i promotori delle attività finanziarie private contro fondi pubblici "hanno torto" nel dire che gli svedesi non hanno nulla da temere. In tempi di crisi, spiega, il pubblico cerca sempre beni privi di rischio, come i contanti, garantiti dallo Stato».


Ebbene, i suoi argomenti sono stati convincenti: «dall'inizio del 2020, un regolamento svedese obbliga le banche ad assicurare la distribuzione del contante». Fra l'altro questa modernità tecnocratica non tiene conto delle «legittime aspirazioni delle popolazioni più disagiate... La mancanza di denaro contante accentua la precarietà delle persone che vivono ai margini della società, escluse dalla tecnologia». Inoltre c'è un problema di privacy che «riguarda la libertà di coscienza e di azione». Infine il problema della sicurezza che allarma molti cittadini: ci sono «persone sensibili al furto di dati, alla manipolazione di codici, agli errori nelle richieste, ai malfunzionamenti dei sistemi di prelievo». C'è la difficoltà degli anziani con la tecnologia. E poi «i bug informatici non possono mai essere esclusi, e l'esperienza quotidiana mostra quanto possa essere penoso» poi «ottenere il riconoscimento dei propri diritti».

 

SALVAGENTE
Soprattutto c'è la questione politica della libertà: «La Cina è tecnicamente il Paese più avanzato in questa transizione verso una società senza contanti».
È una meta che dà un colossale potere di controllo e di condizionamento ai regimi totalitari: «Una società senza contanti, lascia l'individuo del tutto dipendente finanziariamente da un sistema centralizzato». Ma anche nelle democrazie «rimarrebbe la minaccia di un prelievo arbitrario sulla liquidità dei correntisti, soprattutto in caso di crisi del debito pubblico. Una direttiva della Commissione Ue prevede peraltro la possibilità di tale tipo di prelievo in caso di grave crisi». È già successo. E questa «imposta ingiusta grava di più sui redditi bassi». In conclusione, secondo il saggio dell'economista, pubblicato da "Civiltà Cattolica", la coesistenza di contante e pagamenti elettronici «rimane il sistema che attualmente presenta il miglior compromesso economico e politico». www.antoniosocci.com

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