Lavoro

Boeri smentisce Schlein e Landini: a sinistra ammettono il boom dell'occupazione

Sandro Iacometti

Ma davvero, come sostiene Maurizio Landini, «i numeri non dicono nulla»? No, perché mentre da mesi i bollettini di Istat, Inps e ministero del Lavoro ci spiegano che l’occupazione va alla grande, raggiunge record mai visti (23,7 milioni di persone impiegate), registra uno straordinario aumento dei posti fissi, sindacati e sinistre continuano a dirci che è tutta un’illusione, che il Paese è allo sbando, che dietro quelle cifre c’è un mondo fatto di part time involontari, di lavoro sottopagato, di contratti a termine, di poveri cristi che non sanno dove sbattere la testa. 

Nei giorni scorsi abbiamo anche provato diverse volte a mettere a confronto i dati snocciolati dal leader della Cgil e gli scenari catastrofisti e declinisti tratteggiati da Pd e M5S, con i documenti ufficiali sfornati dagli istituti preposti. La sensazione è stata quella di trovarci di fronte ad un bizzarro ed inedito negazionismo economico, in base al quale se l’economia va bene quando il centrodestra, anzi le destre sono al governo c’è qualche errore nelle rilevazioni, una orribile realtà nascosta da numeri freddi e poco attendibili riguardo al vero stato di salute del Paese. D’altra parte, sindacati e sinistre sono in perenne contatto col Paese reale, tastano il polso della gente, parlano coi lavoratori, frequentano le fabbriche, vanno in piazza. Vuoi vedere che tra “veline nere” e paraocchi ideologici, che qui a Libero vanno perla maggiore, ci siamo fatti infinocchiare dalle statistiche? Il dubbio ci è venuto.

 


 

VELINE NERE
Finché ieri è comparso su Repubblica un articolo di Tito Boeri e Roberto Perotti che ci ha lasciato di stucco. Sappiamo con certezza, per loro stessa ammissione, che le veline nere non circolano nelle redazioni di Repubblica. E sappiamo anche con altrettanta certezza che tutto si può dire dei due noti economisti tranne che abbiano simpatie per l’attuale governo. Eppure, dopo aver passato in rassegna tutte «le cotte (nel senso di disperatamente alla ricerca di ragioni per sminuire il risultato)» e «le crude (nel senso di improvvisate)» sparacchiate da chi ha provato in tutti i modi a negare l’evidenza dei fatti, i due prof spiegano, numeri, esperienza e conoscenze alla mano, che la mancata abolizione della legge Fornero non c’entra nulla e che le critiche sul disallineamento tra scarsa crescita del Pil e record dei contratti sono acqua fresca. «Gli andamenti dell’occupazione», scrivono, «seguono sempre con un certo ritardo quelli dell’economia». Insomma, non c’è mai stata storicamente correlazione diretta. Al contrario, dicono Boeri e Perotti, «l’aspetto davvero sorprendente nei dati sull’occupazione dell’ultimo anno e la crescita dei contratti a tempo indeterminato e del lavoro alle dipendenze». Nel senso che di solito nelle fasi di ripresa accade il contrario. Accipicchia. E l’esplosione del precariato di cui non smettono di parlare Landini e Schlein?

 


Una colossale bufala. «Nel 2023», si legge nell’articolo di Repubblica, «è diminuita la quota di contratti a tempo determinato, tornando sotto al 16%». Tanto per avere un’idea, il leader della Cgil solo qualche giorno fa, in un’intervista sempre su Repubblica, aveva detto che «solo il 16,5% dei contratti attivati lo scorso anno è stabile, gli altri sono precari». Ed ecco la lezione degli economisti al sindacalista: «Le coorti in ingresso nel mercato del lavoro si assottigliano anno dopo anno. Le imprese che vogliono assumere devono quindi concentrarsi maggiormente su lavoratori con più di 35 anni e questi sono assi meno disposti a farsi assumere con contratti a tempo determinato». Insomma, di precariato non c’è traccia, l’occupazione è da record e le critiche negazioniste sono goffe, impacciate e senza fondamento. Quelle che arrivano dal mercato del lavoro, scrivono Boeri e Perotti, «sono buone notizie». L’unica preoccupazione, per i due economisti, riguarda i giovani. La mancata crescita dei contratti in questa fascia riguarda il problema principale con cui l’Italia da tempo si deve confrontare: il mancato incrocio tra domanda e offerta, che è il più alto dell’Ocse. Su questo bisognerebbe incalzare il governo, ma a Landini & C il tema non sembra interessare. Fa poco declinismo.