Le iene, non quelle televisive ma quelle che fanno in Italia l’opposizione fra aule parlamentari, piazze, strade, vie e vicoli mediatici, si sono scatenate dopo l’annuncio dei dazi al 30 per cento sulle esportazioni europee negli Stati Uniti proposti dal presidente americano Donald Trump. E comunicati alla presidente della Commissione dell’Unione Europea Ursula von der Leyen con una lettera inconfondibile, con quella firma verticale ostentata come uno skyline. Che a Trump deve piacere un sacco per le torri che lui non si limita a costruire e possedere. Appena informata pure lei, ospite col segretario della Cgil Maurizio Landini di un convegno di corrente del Nazareno promosso dall’ex ministro Andrea Orlando, la segretaria del Pd Elly Schlein se l’è subito presa con la premier Giorgia Meloni, più ancora che con Trump.
Una premier della quale sarebbe mancata «una posizione netta e forte», che avrebbe «piegato l’interesse nazionale alle amicizie politiche». Per cui «ci aspettiamo molta più serietà da parte del governo», ha ammonito la Schlein. A leggere sul Corriere della Sera la testimonianza, il racconto e quant’altro di Maria Teresa Meli, il segretario della Cgil sarebbe stato «molto più cauto» nella reazione. E anche «più nebuloso», guardando l’amica di traverso. È seguito sulle agenzie di stampa e altrove il solito coro di contumelie e previsioni catastrofiche. Dalle grida di Giuseppe Conte contro «governanti che svendono l’interesse nazionale» a quelle di Matteo Renzi contro «i sovranisti alle vongole», alle «scuse agli italiani» reclamate da un Riccardo Magi, di +Europa, senza il lenzuolo addosso da fantasma che gli ha procurato una sospensione dall’aula della Camera, dove l’aveva esibito prevedendo il fiasco dei referendum del mese scorso. Si è passati ancora dalla «schiena dritta» reclamata da Nicola Fratoianni, parlando sempre di una Meloni arrendevole nei riguardi di Trump, alla solita richiesta perentoria di Angelo Bonelli di «riferire» al Parlamento. Persino Carlo Calenda, in odore - o puzza, come si preferisce - di tresca con la Meloni, fuggendo dalla «tenda» moderata offertagli da Goffredo Bettini nel cosiddetto campo largo dell’alternativa al centrodestra, si è sentito in obbligo di partecipare alle chiassate diffidando la premier, ed altri che le farebbero compagnia in Europa, dallo «strisciare ai piedi» di Trump.
Tasse Ue: Italia, Svezia e Romania, si allarga il fronte del no. Solo la sinistra festeggia
Le nuove tasse che l’Unione Europea starebbe pensando di mettere sul tabacco, ma non solo, rischiano di mettere an...O dal baciargli l’ass, come il presidente americano chiama il suo deretano offrendolo al bacio degli ospiti. Eppure nella notte non lontana dei bombardamenti americani, e non solo israeliani, sull’Iran deciso a fornirsi della sua bomba atomica al servizio della causa che prevale su tutte le altre degli ayatollah, cioè la cancellazione dello Stato ebraico, la segretaria del Pd, sempre lei, Elly Schlein, avvertì l’esigenza, l’opportunità o com’altro si voglia chiamare di un contatto diretto con la premier Meloni. Il suo concorrente, nel campo dell’opposizione, alla guida del governo dell’alternativa, Giuseppe Conte, ne profittò subito per distinguersi su posizioni più critiche.
È probabilmente per questo che la Schlein sulla crisi dei dazi, diciamo così, non ha osato ripetere quel gesto di responsabilità. Si è messa subito alla testa dell’attacco e della intransigenza. L’interesse alla sua corsa a Palazzo Chigi, per quanto improbabile continui ad essere l’alternativa per ammissione di esponenti anche autorevoli dello stesso Pd, prevale su tutto. Anche sul senso di responsabilità nazionale avvertito da ben altri leader e forze politiche nella storia della Repubblica, nelle sue varie edizioni. Trump alla Casa Bianca, nell’ottica dell’opposizione italiana a conduzione contesa, non si lascerà di certo fermare o frenare nella prospettiva di avere a Roma interlocutori diversi dalla Meloni, e neppure diversi da Ursula von der Leyen a Bruxelles. Questo mi sembra scontato.