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L’inflazione e le solite bugie anti-Meloni

Opposizioni all’attacco del governo, ma il carovita ha invertito la rotta proprio a fine 2022, col nuovo esecutivo
di Sandro Iacometti sabato 17 gennaio 2026

4' di lettura

«I dati inchiodano il governo», «Meloni ha voltato le spalle ai poveri», «esecutivo fermo di fronte all’emergenza», «smentito l’ottimismo». Sono solo alcuni degli innumerevoli strali lanciati ieri a raffica dalle opposizioni dopo il rapporto Istat sull’inflazione. Il filo conduttore è in stile “piaghe d’Egitto” e “invasione della cavallette”. Catastrofi e cataclismi in atto, per intendersi.

Vediamo i numeri e cerchiamo di capire se effettivamente siamo tutti con un piede nella fossa. Nel 2025, secondo l’Istat, i prezzi sono cresciuti in media a un passo più deciso di quanto registrato l’anno precedente. I prezzi al consumo hanno segnato una crescita dell'1,5% in accelerazione dall'1% nel 2024. Sull’andamento dell’inflazione media annua pesa la dinamica dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+16,2% da -0,2% del 2024), degli energetici non regolamentati (-3,8% da -11,3%) e quella dei beni alimentari non lavorati (+3,4% da +2,3%). Rallenta, seppure lievemente, l’Inflazione di fondo che nel 2025 si attesta a +1,9% (da +2,0% del 2024). Nel mese di dicembre l’inflazione è salita a +1,2%, tornando al livello di ottobre.

Siamo rovinati? A sentire l’Istat non sembra. L'eredità inflazionistica che il 2026 acquisisce dal 2025, spiega infatti l’Istituto, è nulla. Nel quarto trimestre del 2025 l'Inflazione ha avuto un andamento «meno marcato» rispetto ai primi tre trimestri. Il trascinamento al 2026 per i beni energetici sarebbe negativo (-2,7 per cento), mentre per i beni alimentari è +0,5% e per il carrello della spesa è +0,3%. Il 2025, ha poi precisato l'Istat per i più scettici e i più ostinati a fare i conti con la realtà, è un anno con un'Inflazione nel complesso moderata e stabile.

Ma allora da dove arrivano le mani nei capelli delle opposizioni? Come al solito, non dai dati del presente, ma da quelli del passato. Accanto ai numeri su dicembre e sul 2025, infatti, l’Istat ha voluto anche allargare l’arco temporale, dando uno sguardo a quello che è successo dal 2021 ad oggi. E qui la musica cambia assai. Nei cinque anni l'inflazione cumulata ha raggiunto il 17,1%. E ancora di più sono saliti i prezzi cibo e bollette. Il carrello della spesa - che comprende beni alimentari, prodotti per la cura della casa e della persona - è aumentato del 24%, sette punti in più rispetto al tasso generale. Super rincari che hanno portato l'Antitrust a aprire un'indagine. Ancora peggio è andata per il prezzo dell'energia, schizzato del 34,1%.

Ora, detto che l’inflazione è una tassa sui poveri, che i redditi più bassi sentono di più il peso del carovita e che, come ha ricordato l’Istat, quando l’indice si abbassa non è che i prezzi scendono, ma restano ai livelli elevati raggiunti in precedenza, bisogna anche capire che le dinamiche inflazionistiche non dipendono dal governo, ma semmai dalle politiche monetarie. Quindi al limite è con la signora Christine Lagarde, capo della Bce, che dovremmo prendercela. In aggiunta va ricordato che non siamo i soli a soffrire, anzi l’Italia è uno dei Paesi Ue con l’inflazione più bassa. Il dato infatti resta inferiore alla stima flash dell'Eurostat per l'area dell'euro, che è pari al 2%.

Ma non è tutto. L’esatta spiegazione di ciò che è successo nel nostro Paese e di come sia stato possibile arrivare a quei numeri cumulati snocciolati dall’Istat è contenuta nello stesso rapporto dell’Istituto che evidentemente nessuno dei sapientoni insorti ieri contro Palazzo Chigi si è preso la briga di leggere. Per di più, non era necessario un grande sforzo interpretativo, né particolari nozioni di statistica o matematica. Bastava guardare le figure.

A pagina 2 del rapporto, infatti, c’è un bel grafico che anche un bambino sarebbe in grado di capire. La curva dei prezzi si impenna a fine 2020 e raggiunge il picco nell’autunno del 2022. Da allora, piaccia o no alla sinistra e ai catastrofisti in servizio permanente, l’indice inizia a precipitare, attestandosi alla fine del 2023 sotto l’1%. Da allora, seppure con qualche altalena e con un leggero rialzo nel 2025, i valori sono rimasti bassissimi, come dimostra quell’1,5% certificato dall’Istat.

A questo punto, certificato che, come hanno detto un paio di giorni fa l’Inps e il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, gli interventi fiscali del governo hanno praticamente azzerato l’impatto dell’inflazione e protetto il potere d’acquisto dei redditi medio bassi, con chi possiamo prendercela?

Forse dovremmo puntare il dito su Giuseppe Conte e Mario Draghi, che erano a capo del governo, con la sinistra nelle stanze dei bottoni, negli anni in cui i prezzi sono schizzati alle stelle. Perché non sono intervenuti in difesa dei più poveri?

Perché non hanno bloccato l’inflazione? O forse dovremmo applaudire la Meloni perché da quando è salita a Palazzo Chigi il carovita ha iniziato a scendere? Si accettano suggerimenti dai sapientoni di sinistra. Sempre che nel frattempo siano riusciti a sopravvivere alla carestia.

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