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Pensioni di reversibilità, rivoluzione nel 2026: come cambiano gli assegni

mercoledì 21 gennaio 2026

2' di lettura

Nel 2026 sono in arrivo cambiamenti rilevanti per le pensioni di reversibilità: nuove soglie di reddito, rivalutazioni aggiornate e meccanismi di calcolo più stringenti renderanno gli importi meno uniformi e più legati alla situazione personale di ciascun beneficiario. In sintesi, alcuni assegni resteranno invariati, altri subiranno riduzioni più marcate, mentre gli aumenti nominali potrebbero non tradursi automaticamente in maggiori entrate.

Entrando nel dettaglio, il punto di partenza è l’aggiornamento del trattamento minimo, che per il 2026 viene stimato intorno ai 611 euro mensili. Questo valore funge da perno per ridefinire le soglie reddituali oltre le quali la pensione di reversibilità non è più cumulabile per intero. Restano tre le fasce di riduzione, ma con limiti più alti: sopra i 23.862,15 euro annui scatta un taglio del 25%, oltre i 31.816,20 euro la decurtazione sale al 40%, mentre superati i 39.769,25 euro la riduzione arriva al 50%. Il risultato è una reversibilità più “sensibile” alle variazioni del reddito complessivo.

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Non tutti, però, saranno coinvolti dai tagli. Quando nel nucleo familiare sono presenti figli minorenni, studenti a carico o persone con disabilità, l’assegno resta pienamente cumulabile. A tutela dei beneficiari interviene anche la giurisprudenza: la sentenza n. 162 del 2022 della Corte Costituzionale ha confermato la legittimità delle riduzioni, chiarendo però che la trattenuta non può superare l’ammontare dei redditi che hanno fatto scattare il taglio.

Un altro aspetto cruciale riguarda gli adeguamenti Istat. Anche un semplice aumento nominale dei redditi può spingere il beneficiario in una fascia più penalizzante, con un effetto immediato sull’importo erogato dall’Inps. Sul fronte degli aumenti, nel 2026 è prevista una rivalutazione dell’1,4% fino a quattro volte il minimo, ridotta al 90% tra quattro e cinque volte e al 75% oltre tale soglia. Nella reversibilità, però, l’incremento si applica prima alla pensione originaria del defunto e solo successivamente viene ripartito tra coniuge e figli.

Restano infine immutate le percentuali di ripartizione: 60% al coniuge, 80% con un figlio e 100% con due; senza coniuge, 70% a un figlio, 80% a due e 100% a tre o più. Un quadro che nel 2026 diventa più dinamico e complesso, rendendo ogni ricalcolo potenzialmente decisivo per l’importo finale percepito.

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