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Altro che bene rifugio: l'oro sull'ottovolante

Il metallo giallo e l'argento finiscono nel vortice della speculazione e dopo l’incredibile ascesa precipitano con cali a doppia cifra
di Sandro Iacomettimartedì 3 febbraio 2026
Altro che bene rifugio: l'oro sull'ottovolante

3' di lettura

Calma e gesso. Se stavate pensando di portare anelli e collane dal vostro compro -oro di fiducia per sfruttare l’impennata del metallo giallo e mettervi in tasca un bel gruzzolo, fermatevi un attimo, respirate e riflettete. A giudicare dall’andamento dei mercati nelle ultime giornate, infatti, il bene rifugio per eccellenza ha acquistato una volatilità che lo fa somigliare più ad un rischiosissimo bitcoin che ad un investimento sicuro. L’oro, che lunedì 26 aveva superato la soglia di 5mila dollari l’oncia, appena tre giorni dopo era già a un soffio da 5.600 dollari sulla piazza londinese, salvo poi invertire di colpo la rotta: venerdì 30 è crollato fin sotto 4.700 dollari, con ribassi che hanno superato il 12%, un affondo così non si era mai più ripetuto dal 1983. E lo stesso è accaduto all’argento, che nella stessa seduta è arrivato a perdere più del 30%, ripiegando intorno a 77 dollari l’oncia: venerdì 23 aveva superato di slancio 100 dollari e aveva poi continuato a correre durante la settimana, fino a superare 120 dollari. La retromarcia è proseguita anche ieri. Con l’oro sceso del 3,5% intorno ai 4.600 dollari. E l’argento scivolato del 6,5% a 76 dollari l’oncia.

È crollato l’unico punto fermo della finanza? Non è detto. Nonostante la volatilità, l’oro rimane un “bene rifugio” apprezzato in momenti di instabilità, e sebbene il mercato stia attraversando una turbolenta fase di correzione, gli esperti ritengono che, nel lungo periodo, il metallo giallo potrebbe tornare a guadagnare valore. Tuttavia, per chi desidera investire in questo momento, gli esperti consigliano cautela e ponderatezza.

I risparmiatori dovrebbero preferire strategie come il Piano di Accumulo (PAC), che consente di acquistare gradualmente oro e di non esporre il proprio portafoglio a rischi eccessivi. Inoltre, è fondamentale diversificare gli investimenti, considerando anche altre materie prime, valute e asset. Le ultime settimane ci hanno infatti dimostrato che l’oro, sebbene continui a essere uno degli asset più sicuri, non è immune dalle fluttuazioni.

Ma perché l’ancora degli investitori più prudenti ad un certo punto si è messo a ballare come fosse su una nave in tempesta? Spiegare tutto con un’ondata di prese di beneficio (chi ha guadagnato con il rialzo delle quotazioni ha deciso di passare all’incasso), spiegano gli esperti, non è credibile, anche se probabilmente c’è anche questo. Fenomeno incoraggiato dall’indicazione di Kevin Warsh da parte dell’amministrazione Usa come nuovo capo della Fed, considerato un miscuglio di falco e colomba che potrebbe garantire un giusto equilibrio nella politica monetaria. Ma chi lavora nelle sale operative punta il dito sul “gamma squeeze”, un fenomeno di mercato in cui l'acquisto massiccio di opzioni call (prodotti derivati) spinge il prezzo del titolo sottostante al rialzo. In altre parole gli investitori si trovano costretti ad acquistare per coprirsi, alimentando un circolo vizioso che accelera il rialzo dei prezzi.

Nel dettaglio, spiega il Sole 24 Ore, c’erano stati acquisti record di opzioni call che davano diritto a comprare oro nel momento in cui avesse raggiunto 5mila dollari (strike price): la soglia è stata superata in tempi molto più brevi di quanto avesse previsto qualsiasi analista e si è scatenato il patatrac. Da un lato i trader si sono messi ad acquistare opzioni call con prezzi d’esercizio (strike) ancora più elevati, fino a 6mila dollari l’oncia. E dall’altro i market maker (intermediari finanziari istituzionali) – che devono mantenere un’esposizione neutra – hanno dovuto bilanciare il rischio derivante dalla vendita delle opzioni con acquisti di oro fisico o future sull’oro, effettuati come copertura. Il giochino prosegue finché il filo non si spezza. Ovvero quando i trader, presi dal panico, iniziano a vendere. Spinti anche dalle scarsa liquidità che si è generata sui mercati dei metalli preziosi proprio a causa del rally. E le vendite potrebbero proseguire, anche perché gli intermediari stanno iniziando ad alzare i prezzi. Il colosso mondiale dei derivati Cme Group, visti i record di scambi, ha annunciato che da oggi aumenterà le commissioni ai propri clienti. Insomma, per cedere i gioielli di famiglia, meglio aspettare. © RIPRODUZIONE RISERVATA.